
Dopo il “caso Schettini”, è esplosa un’altra bomba, quella che ha per oggetto una collega molto famosa sui social, in particolare su Tik Tok.
Sono giorni che si discute di alcune sue recenti esternazioni ma non starò qui a riproporre tutte le dichiarazioni fatte nei suoi video che, peraltro, anche a me sono apparse scorrette e fuorvianti (*).
Molti di noi hanno storto il naso e criticato tali affermazioni, alle quali la collega ha risposto in maniera piccata e arrogante, sostenendo che avevamo capito fischi per fiaschi.
La cosa però non si è certo fermata lì, e la valanga ha iniziato a crescere, tanto da finire su tantissime pagine web.
Ora, scoppiata la bomba e viste le reazioni, mi preme fare qualche osservazione personale.
Tutto questo discutere pubblicamente sui social tra medici non giova alla nostra professione. Il dissing in mondovisione rischia di creare ancora più polarizzazione in chi ci segue, anche per i toni spesso accesi e maleducati.
Quando si ha molto seguito, si deve stare particolare attenzione a ciò che si dice, soprattutto in campo medico, dove le normative sulla privacy e il codice deontologico pongono dei confini. Confini che talvolta sono labili e facilmente calpestabili e, proprio per questo, occorre maggior attenzione e cautela da parte nostra.
In questi anni, complice anche la pandemia, abbiamo perso parecchia credibilità: non diamoci quindi ulteriormente la zappa sui piedi.
In questo discorso ovviamente mi ci metto anche io, che ogni giorno cerco di fare divulgazione medica sui social. E non è per nulla facile non commettere errori e mantenere sempre un certo rigore.
Dovremmo sempre metterci dalla parte di chi ci segue e chiederci: questo contenuto scredita la categoria? Questo post viola la privacy del paziente? Questo video è fuori luogo e rischia di scatenare inutili polemiche?
Tutte domande che dovremmo porci per rendere migliore e vivibile l’ambiente in cui ci troviamo, anche se virtuale.
Ricordiamoci che ruolo abbiamo.