
Ieri sera, a RealPolitik, hanno chiesto a Roberto Vannacci se celebrerà il 25 aprile. E lui, con la disinvoltura di chi non ha mai aperto un libro di storia, ha risposto che festeggerà San Marco.
Perché la festa della Liberazione dal nazifascismo, per lui è ancora “una festa contro”. Una festa da celebrare solo quando onorerà “chi si è immolato per la patria, a prescindere dalla fazione alla quale apparteneva”.
A prescindere dalla fazione.
Quindi partigiani e repubblichini, deportati e aguzzini, Resistenza e Salò: tutti uguali, tutti da celebrare insieme, purché “italiani”.
A quel punto, a intervenire è stato Angelo Bonelli, che in poche e semplici parole lo ha inchiodato alla sua stessa miseria politica. Guardandolo dritto negli occhi, gli ha ricordato una cosa banale: che è seduto in Parlamento grazie a quelle persone che oggi si rifiuta di onorare.
Ecco le sue parole:
“Io penso che Vannacci dovrebbe chiedere scusa ai nostri padri e alle nostre madri costituenti, penso a Umberto Terracini, Sandro Pertini, Don Sturzo, Aldo Moro, che hanno dato un contributo importante per la costruzione della Repubblica.
Penso a quelli che sono morti nei campi di concentramento, che consentono a noi di essere in questo studio o di guardare una televisione, di essere liberi, a me che vengo da un quartiere popolare, da una famiglia povera, di oggi essere parlamentare della Repubblica Italiana. Io dico grazie a Sandro Pertini, io dico grazie a Umberto Terracini, io dico grazie ai repubblicani, ai liberali, ai socialisti, ai comunisti che ci hanno dato la democrazia.
E Vannacci, io lo dico in diretta, io mi vergogno di lei. Io mi vergogno di lei perché è un parlamentare e lei è parlamentare della Repubblica grazie a Sandro Pertini e Umberto Terracini e si vergogni di dire queste cose. Dovrebbe avere rispetto della storia che gli consente oggi di essere europarlamentare”.
Grazie, Angelo Bonelli. Per averglielo detto in faccia, in diretta, senza giri di parole. Come andava fatto.