
Nel 1987 il Lago d’Orta aveva un pH di 4,4 — lo stesso dell’aceto. Era il lago più acidificato del mondo. Nessun pesce, nessun plancton, nessun batterio. Acqua limpida come un cristallo, e completamente morta.
Tutto cominciò nel 1926, a Gozzano, sulle sponde del lago. La fabbrica Bemberg aprì i battenti per produrre rayon con un processo chimico chiamato cupro-ammoniacale: serviva rame, serviva ammonio, e quello che avanzava finiva direttamente nell’acqua.
Entro due anni, i limnologi già documentavano l’assenza totale di plancton nelle zone vicine allo scarico. Il lago stava morendo in silenzio, e per decenni nessuno fermò nulla.
Dopo la guerra, si aggiunse il distretto del rubinetto: Gozzano e i comuni limitrofi erano il cuore produttivo italiano di rubinetterie — nomi come Bialetti e Alessi non erano lontani — e le lavorazioni galvaniche scaricavano cromo, nichel, zinco. Ogni anno nel lago finivano fino a 3.350 tonnellate di solfato d’ammonio e 4 tonnellate di rame.
L’ammonio consumava l’ossigeno disciolto. Il rame era direttamente tossico. I metalli solubilizzavano alluminio dai sedimenti. Il pH calava, e calava ancora.
Nel 1987 toccò il fondo: 4,4. Per riferimento, il pH dell’aceto è tra 2,5 e 3,5, quello del succo di pomodoro intorno a 4. Il Lago d’Orta superò in acidità praticamente qualsiasi lago naturale del pianeta. Era ufficialmente il lago più acido del mondo.
Tentare di reintrodurre i pesci era inutile: morivano. I tentativi di ripopolamento degli anni ’40 erano già falliti miseramente. Sessant’anni di scarichi avevano costruito un sistema così tossico che la vita non riusciva ad attecchire.
Aspetta. Perché qui arriva la parte che nessuno si aspetta.
Nel 1989 e 1990, il CNR e la Regione Piemonte decisero di curare il lago dall’interno. Non con filtri, non con barriere, non con anni di divieti. Con il carbonato di calcio e magnesio — il calcare, in sostanza. 15.000 tonnellate. Caricate su barche speciali da 60 tonnellate a viaggio, sparse metodicamente su tutta la superficie del lago, procedendo da sud verso nord.
Il carbonato neutralizzava l’acido. I metalli pesanti precipitavano sul fondo, intrappolati nei sedimenti. Il pH risalì verso la neutralità. Era liming — una tecnica già usata in Scandinavia su piccoli laghi, ma mai su questa scala, mai con questi numeri, mai in Italia.
In pochi anni, il plancton tornò. Poi gli invertebrati. Poi i pesci. Oggi il Lago d’Orta è balneabile, pescoso, monitorato dal CNR-IRSA — e citato nel World Lake Database come uno dei casi di risanamento lacustre più riusciti della storia.
In Italia abbiamo trasformato il lago più acido del mondo in un modello internazionale di bonifica. Con una barca e 15.000 tonnellate di calcare.
In breve:
Il Lago d’Orta è stato il lago più acidificato del mondo con pH 4,4 nel 1987, a causa degli scarichi industriali della fabbrica Bemberg e del distretto del rubinetto piemontese.
Pesci, plancton e batteri erano completamente scomparsi; i tentativi di ripopolamento ittico degli anni ’40 erano falliti.
Tra il 1989 e il 1990, 15.000 tonnellate di carbonato di calcio e magnesio furono sparse in barca su tutto il lago: oggi è un modello internazionale di bonifica lacustre.