
Nel 1861 Napoli aveva quasi il doppio degli abitanti di Roma e Torino messe insieme.
Nessuno te lo ha mai detto così. E nessuno ti ha mai spiegato bene cosa successe dopo.
Nel 1600, Napoli era la seconda città più grande d’Europa. Dopo Costantinopoli — non dopo Londra, non dopo Parigi. Dopo Costantinopoli. Con circa 300.000 abitanti era il primo centro dell’intero Occidente.
Poi arrivò la peste bubbonica del 1656. In pochi mesi dimezzò la popolazione. Una delle contrazioni demografiche più rapide che l’Europa moderna avesse mai visto in una singola città.
Eppure Napoli si riprese. Lentamente, testardamente.
Nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, contava 484.000 abitanti. Roma ne aveva circa 200.000. Torino, la capitale del nuovo regno, ne aveva circa 205.000. Messe insieme, non raggiungevano Napoli.
Era la capitale del Regno delle Due Sicilie — il regno più esteso della penisola, l’unico con una flotta mercantile paragonabile alle potenze del Mediterraneo, l’unico con una Borsa valori, con un’industria siderurgica nel Casertano, con il primo tratto ferroviario inaugurato in Italia nel 1839.
E qui arriva il punto che cambia tutto.
Quando il Piemonte inglobò il Sud, il nuovo Stato unificato portava con sé un debito pubblico enorme — quasi il doppio di quello del Regno delle Due Sicilie. Le risorse accumulate dalla Banca delle Due Sicilie confluirono nel sistema nazionale. Le industrie del Sud, private delle commesse borboniche e sottoposte alla concorrenza settentrionale, cominciarono a chiudere.
Napoli non decadde perché era debole. Decadde perché entrò in un sistema che aveva bisogno delle sue risorse più di quanto avesse bisogno delle sue infrastrutture.
La città più popolosa d’Italia nel 1861 era una capitale. Cinquant’anni dopo era una periferia.
In breve:
Nel 1600 Napoli era la seconda città più popolosa d’Europa dopo Costantinopoli
Nel 1861 aveva 484.000 abitanti — quasi il doppio di Roma e Torino messe insieme
Al momento dell’Unità era la capitale del regno più grande della penisola, con debito pubblico inferiore al Piemonte