
Sotto Ornavasso c’erano 346 tombe celtiche. Le trovò un treno.
Settembre 1890. Un paese del VCO, provincia di Novara, cantiere aperto per la nuova ferrovia Novara-Domodossola. Gli operai stanno scavando, come ogni giorno, quando la terra cede sotto i loro piedi. Dentro ci sono vasi di terracotta e oggetti di rame. Non sono rifiuti. Sono corredi funebri.
Sono tombe. E non una o due: 346, allineate sotto i prati di Ornavasso da oltre duemila anni.
Appartenevano ai Leponti, una popolazione celtica delle Alpi, vissuta qui nel II secolo avanti Cristo. Fino a quel settembre del 1890, nessuno sapeva che sotto quel paese del Verbano-Cusio-Ossola ci fosse una delle necropoli celtiche più grandi dell’Italia settentrionale.
Lo studioso locale Enrico Bianchetti prese in mano la situazione. Tra il 1890 e il 1893 coordinò gli scavi sistematici di due siti distinti — San Bernardo e In Persona — a 250 metri l’uno dall’altro. Catalogò ogni corredo, redasse relazioni con tavole fotografiche, analizzò la composizione sociale dei defunti.
Aspetta. Perché quello che venne fuori non era una semplice sepoltura di villaggio.
Le 181 tombe di San Bernardo contenevano 60 sepolture maschili con panoplie militari complete: lunghe spade celtiche appoggiate al fianco destro, scudi, lance. Novanta tombe femminili erano cariche di gioielli d’argento e oggetti da toeletta. C’erano fibule a molla in quantità così elevata che i ricercatori le chiamarono «tipo Ornavasso» — un nome che oggi compare nei manuali di archeologia celtica europea.
Spoiler: c’erano anche monete romane. Monete usate dagli archeologi europei come riferimento cronologico assoluto per datare corredi celtici di tutta la Gallia — perché le monete romane transalpine di quel tipo, nei siti d’oltralpe, non si trovavano da nessuna parte.
I corredi di Ornavasso suscitarono interesse in tutta Europa già nel 1891. Non per la spettacolarità visiva, ma perché erano la prova materiale di una civiltà nota fino ad allora quasi solo da fonti scritte.
Le 165 tombe del secondo sito, In Persona, raccontavano invece la fine: poche armi, corredi poveri, quasi nessun gioiello d’argento. È la fotografia della sottomissione a Roma, impressa nella terra.
Nel 1961 la Raccolta Bianchetti — gioielli, armi, fibule, monete, vasellame — fu donata al Museo del Paesaggio di Verbania, dove si trova ancora oggi. La sezione è intitolata a lui.
Due millenni di storia celtica stavano lì sotto, a Ornavasso. Ci volle una ferrovia per vederla.
In breve:
Nel 1890 gli operai della ferrovia Novara-Domodossola scoprirono per caso 346 tombe celtiche sotto Ornavasso (VCO)
La necropoli apparteneva ai Leponti, civiltà celtica alpina del II sec. a.C., con corredi ricchissimi tra cui armi, gioielli d’argento e monete romane
I reperti sono esposti al Museo del Paesaggio di Verbania nella sezione Enrico Bianchetti