
Il logo dell’Abruzzo ha 2.600 anni. Nessuno lo sa.
Quel guerriero stilizzato che vedi su targhe, manifesti e insegne regionali non è un simbolo inventato da un grafico. È la copia esatta di una statua vera, sepolta sotto un campo abruzzese da ventisette secoli.
Il 28 settembre 1934, Michele Castagna stava dissodando un terreno in località Foscapano, vicino Capestrano, provincia dell’Aquila. La sua vanga urtò qualcosa di duro. Pensava a una pietra di troppo. Era un guerriero italico alto 2 metri e 9, con le spalle larghe 135 centimetri, scolpito in un unico blocco di calcare locale nel VI secolo avanti Cristo.
Due metri e 9 centimetri. Scolpito da un unico pezzo di pietra. Nel 540 avanti Cristo, quando Roma era ancora una città di medie ambizioni.
Aspetta. Qui arriva il dettaglio che cambia tutto.
Non esistono altre statue italiche preromane così integre su tutto il territorio nazionale. Nessuna. I Sanniti non ne hanno lasciata una. Gli Osci nemmeno. I Piceni, che pure erano maestri nella lavorazione del bronzo, non hanno prodotto nulla di paragonabile in pietra. Tra tutte le popolazioni che abitavano la penisola prima di Roma, solo da qui è uscita una scultura del genere, e solo perché un contadino ha infilato la vanga nel posto giusto.
Spoiler: sulla statua c’è un’iscrizione. In un alfabeto che gli studiosi non hanno ancora del tutto decifrato.
Tracce di colore rosso sulle superfici suggeriscono che in origine fosse dipinta. Non era un monumento funebre anonimo: era pensata per essere vista, per colpire, per durare. Apparteneva probabilmente ai Vestini, una delle popolazioni italiche che abitavano questo lembo di Appennino centrale prima che Roma assorbisse tutto e tutti.
Oggi è al Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo, a Chieti, esposta in una sala dedicata al piano terra. Alta quanto un soffitto normale. Larga quanto due persone affiancate.
Una regione intera usa come simbolo una statua che nessuno sa spiegare del tutto.
In breve:
Il Guerriero di Capestrano, trovato per caso nel 1934 da un contadino, è la statua italica preromana più integra mai scoperta in Italia
Alta 2,09 metri, scolpita in un unico blocco di calcare nel VI secolo a.C., porta ancora un’iscrizione non del tutto decifrata
È esposta a Chieti ed è il simbolo ufficiale della Regione Abruzzo