
24 aprile 1184 avanti Cristo: data tradizionale della caduta di Troia.
Omero non ci parla troppo del Cavallo di Troia. L’Iliade si ferma ai funerali di Ettore, quindi molto prima. L’Odissea, contrariamente a quel che si possa pensare dato che il protagonista del poema è l’inventore dello stratagemma, fa brevi accenni senza però soffermarcisi troppo: viene raccontato da Menelao a Telemaco uno strano episodio: mentre i troiani festeggiavano Elena si avvicinò al cavallo e si mise a fare l’imitazione delle voci dei vari capi achei. Odisseo, l’unico intelligente in mezzo ad un branco di Rambo palestrati, dovette fare fatica a fare tacere sti maschi alfa a cui si stava alzando il pisello. Esisteva tutto un Troy Cinematic Universe chiamato poemi del ciclo troiano che andava dalla nascita di Elena alla morte di Odisseo del quale sono rimasti solo i due poemi di Omero che erano quelli di gran lunga migliori a detta di tutti. La caduta di Troia era narrata in un poema, Iliou persis, di tal Arctino fi Mileto che, purtroppo per lui, non era Omero.
La narrazione della caduta di Ilio ce l’abbiamo dall’Eneide di Virgilio che riprende questi poemi perduti.
Non è che i Troiano progenitori dei Romani ci facciano una gran figura. Cioé, vedi un gigantesco cavallo di legno sulla spiaggia e pensi: uh che carini i Greci, ci hanno lasciato un regalino. Dobbiamo fare una fatica bestia per portarlo dentro e ops dobbiamo pure abbattere le porte perché troppo alto. Geni proprio.
C’è solo sto povero Laocoonte che ci arriva: ma siete scemi a fidarvi? (Timeo Danaos…) però arrivano due serpenti a farlo fuori e quindi massì, fidiamoci.
Dato che antiche leggende dicevano che Enea era un traditore e un uomo di Odisseo a Troia, Virgilio lo deve ripulire perché se no salta fuori che Augusto era un figlio di Troia ma in un altro senso.
E allora fa fare la figura del coglione anche al suo eroe. Meglio scemo che traditore.
Alla fine Odisseo piace perché era davvero l’unico intelligente lì in mezzo.