
Jeremiah Heaton, minatore della Virginia, nel giugno 2014 è volato fino a Bir Tawil, un lembo di deserto di circa 2.060 chilometri quadrati incastrato tra Egitto e Sudan. Ha portato con sé una bandiera blu e gialla cucita dai suoi tre figli.
Arrivato sul posto, l’ha piantata nella sabbia e ha proclamato la nascita del «Kingdom of North Sudan», il Regno del Sudan del Nord. Lo ha fatto per mantenere una promessa alla figlia Emily, che a 7 anni gli aveva chiesto se un giorno sarebbe potuta diventare davvero una principessa.
Bir Tawil è uno dei pochissimi angoli del pianeta che nessuno Stato rivendica. La ragione è una disputa di frontiera che risale al 1899 e al 1902: Egitto e Sudan preferiscono entrambi contendersi il triangolo di Hala’ib, più grande e con accesso al mare, e di fatto lasciano Bir Tawil come terra di nessuno. Riconoscere Bir Tawil come proprio significherebbe rinunciare all’altro.
Heaton si è fatto fotografare mentre incoronava la figlia con una corona di plastica. Ha registrato un dominio, ha disegnato uno stemma e ha inoltrato richieste simboliche di riconoscimento all’ONU e ai governi africani. Nessuna istituzione ha mai risposto.
La storia ha fatto il giro del mondo, ha ispirato articoli, documentari e una trattativa con Hollywood per un film che alla fine non è mai stato prodotto. Per il diritto internazionale il Regno del Sudan del Nord resta una bandiera infilata nel deserto.
Per la figlia, che oggi è adolescente, resta il ricordo di un padre che ha attraversato due continenti per farle credere che essere una principessa non fosse solo un sogno da cartone animato.