
Pescara viene venduta come la città più viva dell’Abruzzo: il lungomare, la movida, la costa più attrezzata del medio Adriatico. Eppure dalla sola provincia di Pescara sono partite 40.000 persone che oggi vivono all’estero.
40.000. Quanti ne ha Cerignola, quanti Acireale, quanti decine di città medie italiane che esistono sulle mappe e nei telegiornali.
L’Abruzzo, nel suo insieme, ha 219.095 iscritti all’AIRE al 1° gennaio 2025. Significa che su ogni 6 residenti nella regione, uno abita fuori dai confini italiani. In termini percentuali: 17,3% della popolazione, contro una media nazionale del 10,9%.
Non stiamo parlando delle valigie di cartone del dopoguerra. La metà di questi 219.095 sono partiti negli ultimi vent’anni. Sono nuovi migranti — per lo più giovani tra i 18 e i 34 anni, laureati, con un titolo di studio in tasca e nessun motivo concreto per restare.
Le province sono schierate così: Chieti guida con 87.000 iscritti AIRE, poi L’Aquila con 48.000, Teramo con 43.000. Pescara chiude con 40.000 — ma è quella che brucia di più, perché era la provincia che doveva trattenerli.
Se metti insieme tutti e quattro i capoluoghi abruzzesi — L’Aquila, Chieti, Teramo, Pescara — ottieni circa 210.000 residenti. Sono quasi meno di quanti ne vivono stabilmente all’estero.
Aspetta. Il numero totale, 219.095, supera la somma dei residenti di tutti e quattro i capoluoghi abruzzesi messi insieme.
Una regione che ha costruito una città intera oltre confine — e non se n’è ancora accorta.
In breve:
219.095 abruzzesi vivono all’estero: 1 su 6 residenti nella regione
La sola provincia di Pescara ne esporta 40.000, quanti ne ha una città media italiana
La metà sono partiti negli ultimi 20 anni: non emigrazione storica, ma fuga recente