
L’Italia ha 652 km di fiume navigabile e trasporta via acqua quasi niente.
Non è un problema di geografia. È una scelta — o meglio, una non-scelta durata decenni.
Il Po misura 652 km navigabili. È uno dei fiumi più lunghi dell’Europa occidentale. Attraversa la pianura padana, la zona industrialmente più densa del paese, quella dove si produce, si sposta, si esporta.
Eppure il trasporto merci fluviale italiano è statisticamente irrilevante. Non «basso». Non «in crescita». Irrilevante.
Aspetta, perché il confronto europeo è brutale.
La Francia ha 8.500 km di vie navigabili interne operative. La Germania 7.400. I Paesi Bassi — un paese che sta su un delta, d’accordo — 6.700. L’Italia? 1.200 km totali, Po incluso, e su quei 1.200 km il traffico commerciale è quasi zero.
Non è che non abbiamo fiumi. Abbiamo il Po. Abbiamo una rete di canali padani che esiste dal Medioevo. Il problema è che quella rete non è mai diventata infrastruttura di trasporto vera.
In Germania le chiatte sul Reno portano fino a 3.000 tonnellate per viaggio. Per fare lo stesso lavoro su strada servono decine di camion. Nei Paesi Bassi una singola chiatta rimpiazza 6 km di camion paraurti contro paraurti. L’acqua, come vettore di carichi pesanti, è enormemente più efficiente della gomma.
Noi quella efficienza non l’abbiamo mai sfruttata. La rete padana è rimasta un fossile infrastrutturale mentre Francia e Germania costruivano sistemi fluviali integrati con porti, magazzini, connessioni ferroviarie.
Nel 2024 uno studio Confindustria-TEHA ha mappato il potenziale della rete navigabile italiana. Il divario con il resto d’Europa è misurato, documentato, incontestabile.
Eppure il Po è ancora lì. 652 km. Quasi vuoti.
In breve:
Il Po ha 652 km navigabili ma il traffico merci fluviale italiano è quasi zero
Francia, Germania e Paesi Bassi hanno tra 6.700 e 8.500 km di vie d’acqua operative
La rete padana esiste ma non è mai diventata una vera infrastruttura di trasporto