
Sotto l’ippodromo di Agnano, a Napoli, scorrono ancora 10 milioni di litri d’acqua al giorno.
Nessuno lo vede. L’asfalto copre tutto. Ma là sotto non c’è mai stato niente di normale.
Fino al 28 ottobre 1870, al posto del circuito ippico c’era un lago vulcanico di 130 ettari: il Lago di Agnano, incassato dentro un cratere dei Campi Flegrei, a ovest di Napoli. Acque calde, miasmi perenni, una reputazione sinistra che durava da secoli.
L’idea di prosciugarlo non era nuova. Nel 1836, sotto Ferdinando II di Borbone, l’ingegnere Ambrogio Mendia aveva già elaborato un progetto. Naufragò per mancanza di fondi e opposizione dei proprietari terrieri. Il lago restò dov’era.
Ci vollero imprenditori privati, un decreto del 1861 e cinque anni di cantiere per farlo davvero. La soluzione era brutale nella sua semplicità: scavare a mano un tunnel di 1.463 metri sotto il Monte Spina, abbastanza profondo da far defluire l’acqua per gravità fino al mare di Bagnoli.
Quando il 28 ottobre 1870 l’acqua iniziò a scorrere nel traforo, il lago cominciò a svuotarsi. Lentamente il fondale emerse.
E lì, sul fondo rimasto asciutto per la prima volta in secoli, ribolliva qualcosa: oltre 70 sorgenti termominerali, ancora attive, che nessuno aveva mai visto da così vicino.
Aspetta. Non è finita.
Tra quelle sorgenti spuntarono anche i resti di un tempio greco del IV-III secolo a.C.: il più antico impianto termale conosciuto dei Campi Flegrei. Qualcuno, duemila e passa anni prima, aveva già capito che quel fondo caldo e ribollente non era un posto da evitare — era un posto da frequentare.
Il tunnel scavato nel 1870 è ancora in funzione. Ogni giorno drena circa 10 milioni di litri d’acqua verso Bagnoli, invisibile sotto la stessa conca dove oggi le tribune dell’ippodromo si riempiono di gente che guarda correre i cavalli.
Un lago vulcanico, 70 sorgenti, un tempio greco. Tutto sotto un parcheggio.
In breve:
Fino al 1870 sotto l’attuale ippodromo di Agnano c’era un lago vulcanico di 130 ettari.
Operai scavarono a mano un tunnel di 1.463 metri sotto il Monte Spina per drenarlo verso il mare.
Sul fondo emersero 70 sorgenti attive e un tempio greco del IV-III sec. a.C. — e quel tunnel scarica ancora 10 milioni di litri al giorno.