
Io sto sistemando gli scaffali dei peluche quando entra lei. Capelli perfetti, passo deciso, sguardo da “so esattamente cosa voglio”. La categoria di cliente che mi piace: entra, prende, paga, esce. Zero storie.
Poi la sento parlare da sola. «Arianna… quindici anni… qualcosa di carino…» E già capisco che non sarà così semplice.
Mi avvicino. «Serve aiuto?» Lei sorride, educata. «Cerco un regalo per mia nipote. Quindici anni.» «Ah, l’età complicata» dico. «Troppo grande per i giochi, troppo piccola per le cose serie.» Lei annuisce. Mi piace: capisce al volo.
Poi entra lui.
Lo vedo subito dallo zaino troppo pieno, dalla camicia infilata male, dall’aria da “sono adulto ma non so come si fa”. Giulio Bertoni. Lo riconosco perché Alfonso, il professore che ogni tanto passa qui per prendere puzzle assurdi, me l’ha descritto: disastro vivente. E confermo.
Appena vede la donna, si illumina come un lampione.
«Antonella? Sei tu?» Lei si gira, sorpresa. «Giulio? Ma… cosa ci fai qui?» «Eh… passavo…» Sì, come no. Uno così non “passa” mai. Uno così si perde.
Io resto a guardare. È il mio momento preferito: quando la gente si dimentica che ci sono.
«Sto cercando un regalo per mia nipote» dice lei. E lui, subito: «Ah, posso aiutarti! Sono informatissimo sui trend giovanili.» Io quasi mi strozzo con la saliva. Trend giovanili. Lui.
Antonella sorride, ma è un sorriso diplomatico. «Arianna ha quindici anni. Pensavo a qualcosa di… carino.» Giulio annuisce come se stesse per risolvere un caso di fisica quantistica.
«Allora, allora… vediamo…» Si guarda intorno. Punta dritto verso lo scaffale dei giochi per bambini dai 3 ai 6 anni. Io lo seguo con lo sguardo. Antonella pure.
«Questo!» dice, trionfante. Un set di pentoline rosa con gli occhi disegnati. «Molto educativo. Stimola la creatività.» Antonella lo guarda come si guarda un incidente in autostrada. Io intervengo, perché non posso lasciarlo fare.
«Signore, quello è per l’asilo.» «Ah… sì? Beh, ma anche i grandi possono… ehm… giocare.» «Certo» dico. «Se devono recuperare l’infanzia.»
Antonella si gira per non ridere. Giulio no. Lui non capisce.
«Ok, ok… allora…» Si sposta verso i peluche giganti. Ne prende uno enorme, un unicorno con la criniera arcobaleno. «Questo è molto in voga.» «Tra le bambine di otto anni» dico io. «Ah.» «Sua nipote ne ha quindici, giusto?» «Sì.» «Allora forse non vuole un unicorno che sembra uscito da un cartone animato psichedelico.»
Antonella stavolta ride davvero. Giulio si aggiusta gli occhiali, imbarazzato ma ostinato.
«Va bene, allora qualcosa di tecnologico!» E parte verso lo scaffale dei gadget. Io lo seguo con lo sguardo, pronta a intervenire.
Prende un microfono karaoke glitterato. «Questo! Perfetto per una ragazza moderna.» «È per bambini» dico. «E funziona solo se lo scuote.» Lui lo scuote. Parte una canzone natalizia. È gennaio.
Antonella si piega in due dal ridere. Io mi appoggio al bancone. Giulio diventa rosso.
«Ok… ok… allora…» Si guarda intorno disperato. Poi prende un robot che cammina e fa versi strani. «Questo è… futuristico.» «È un dinosauro che scoreggia» dico. «Ah.» «Target: maschi di sette anni.»
Antonella si asciuga una lacrima. Io mi sto divertendo come non mi succedeva da settimane.
Alla fine, sono io a salvare la situazione.
«Signora, per una ragazza di quindici anni abbiamo queste cose qui.» Le mostro una sezione che Giulio non aveva nemmeno visto: diari, lampade decorative, puzzle artistici, cuffie carine, piccoli accessori.
Antonella sceglie una lampada a forma di luna. Elegante, semplice, perfetta.
«Bellissima» dice. «Sì» aggiungo. «E soprattutto non scoreggia.»
Giulio finge di ridere. Poi si avvicina ad Antonella. «Se vuoi… posso accompagnarti a consegnarlo. Così… ehm… ti aiuto.» Lei sorride. «No, grazie. Ce la faccio.»
Lui annuisce, sconfitto ma non del tutto. Lei paga. Io impacchetto. Giulio resta lì, come un cucciolo che aspetta un biscotto.
Quando escono, li guardo dalla vetrina. Lei cammina sicura. Lui la segue con lo sguardo, come se avesse perso un treno che non sapeva nemmeno di voler prendere.
Io sistemo il bancone e penso: certa gente dovrebbe venire con un manuale d’istruzioni.