
In Sardegna ci sono dune alte quanto un palazzo di 30 piani. Si chiamano dune di Piscinas, stanno ad Arbus sulla costa occidentale, e non le conosce quasi nessuno.
Non è una spiaggia con qualche dosso di sabbia. Sono 28 chilometri quadrati di deserto mobile che si alzano fino a 100 metri sul livello del mare. Cento metri. Verticali. Di sabbia.
Il posto si chiama Piscinas. È nel Sulcis-Iglesiente, una delle coste più isolate della Sardegna, difficile da raggiungere e ancora più difficile da dimenticare. Nessun centro balneare, nessuna struttura, nessuna folla. Solo vento e sabbia.
E qui arriva la parte strana.
Questo deserto non sta fermo. Il maestrale — il vento da nord-ovest che in Sardegna soffia forte e continuo — spinge le dune verso l’entroterra per circa 2 chilometri. La sabbia avanza. Lentamente, ma avanza. La macchia mediterranea che cresce ai bordi — euforbie, ginepri, lentischi — viene progressivamente sommersa. Non bruciata, non abbattuta: sepolta viva dalla sabbia.
Aspetta.
Non stiamo parlando del Sahara. Non del Namibia. Non di qualche deserto esotico da documentario. Stiamo parlando di un punto della Sardegna, raggiungibile in macchina, dove la sabbia si getta nel Mediterraneo da un’altezza che in nessun altro posto d’Europa esiste uguale. Le dune di Piscinas sono tra le più alte dune vive di tutto il continente.
Il FAI le ha prese sotto tutela. Non per il paesaggio da cartolina — anche se il paesaggio è quello. Per quello che rappresentano: un sistema dinamico, vivo, in continuo movimento, che esiste da migliaia di anni esattamente per questo motivo: nessuno è mai riuscito a fermarlo.
Un deserto europeo che avanza. E lo fa in silenzio, sotto il sole della Sardegna, da prima che esistesse qualunque cartolina.
In breve:
Le dune di Piscinas ad Arbus (Sardegna) raggiungono i 100 metri di altezza.
Coprono 28 km² e sono tra le più alte dune vive d’Europa.
Il maestrale le spinge di 2 km verso l’interno, sommergendo la macchia mediterranea.