
Gorizia ‘liberata’ nel 1916: dentro una città che non c’era più.
Il 9 agosto 1916, le brigate italiane Casale e Pavia entrano a Gorizia. È la Sesta battaglia dell’Isonzo. I giornali di tutto il paese parlano di trionfo, di una città finalmente italiana, di una popolazione che aspettava i liberatori.
C’era un problema: la popolazione non c’era.
Nel 1914 Gorizia contava circa 30.000 abitanti. Erano italiani, sloveni, tedeschi, friulani — una città mitteleuropea complessa, multietnica, densa. Poi è arrivata la guerra. E la guerra, in quella zona, significava una cosa sola: undici battaglie sull’Isonzo, anno dopo anno, con Gorizia nel mezzo.
Chi poteva, era fuggito. Chi non poteva, era stato evacuato con la forza.
Quando gli italiani entrano in città nell’agosto 1916, trovano strade deserte, negozi chiusi, finestre sbarrate. Tra i civili ancora presenti si contano 414 sloveni e 27 tedeschi. Non esattamente la folla festante che i comunicati militari avevano immaginato.
Aspetta. Perché la cosa peggiora.
Nell’ottobre 1917 — dopo che gli italiani hanno tenuto la città per oltre un anno — la situazione demografica non è migliorata. I civili rimasti in città sono appena 1.850. Su 30.000. Il 94% era andato via.
Non è un dato marginale. È la misura esatta di quanto la guerra avesse già svuotato quel territorio prima ancora che qualcuno potesse celebrare qualcosa. La “liberazione” era avvenuta in un posto che, in quel momento, non esisteva più come città viva.
Gorizia fu riconquistata dagli austro-ungarici già nell’ottobre 1917, durante la battaglia di Caporetto. Ma quella è un’altra storia — o forse è la stessa storia, raccontata al contrario.
Quando una città perde il 94% dei suoi abitanti, chi stai liberando.
In breve:
Gorizia aveva 30.000 abitanti nel 1914 e appena 1.850 nell’ottobre 1917
Quando gli italiani la ‘liberarono’ nell’agosto 1916, tra i civili rimasti c’erano 414 sloveni e 27 tedeschi
Il 94% della popolazione era già fuggita o evacuata: la città era quasi completamente vuota