
Per quasi tutto l’Ottocento, un’isola del Mediterraneo teneva in mano le chiavi dell’industria globale. Senza il suo prodotto, niente polvere da sparo, niente fertilizzanti, niente chimica moderna. Quel prodotto era lo zolfo. Quell’isola era la Sicilia.
Nella prima metà dell’Ottocento le miniere siciliane — concentrate tra Caltanissetta, Agrigento e Sciacca — producevano il 90% dello zolfo di tutto il mondo. Non il 90% europeo. Il 90% mondiale. Le principali industrie d’Europa dipendevano da quella terra gialla estratta da miniere nell’entroterra siciliano.
Nel 1830 la Sicilia produceva già 15.000 tonnellate l’anno. Non abbastanza per soddisfare la domanda globale, ma abbastanza per dettare il prezzo. E lo fece.
Nel 1838 il governo borbonico decise di alzare la posta: concesse il controllo quasi esclusivo dell’estrazione e dell’esportazione a una compagnia francese, la Taix e Aycard. Un monopolio privato su una materia prima strategica globale. La Gran Bretagna — che era il principale acquirente — si trovò tagliata fuori.
Aspetta. Perché questo non fu solo un problema commerciale.
Londra minacciò guerra. Il 14 aprile 1840 una squadra navale britannica arrivò nel golfo di Napoli. Il 17 aprile sequestrò navi napoletane e le portò a Malta. Ferdinando II rispose con un embargo sui mercantili inglesi e allertò i forti. Per una questione di zolfo, due potenze europee erano a un passo dallo scontro armato nel Mediterraneo.
Fu la Francia a mediare. Il 26 aprile 1840 Napoli cedette: monopolio revocato, indennità pagate. Poi nel 1845 arrivò un trattato commerciale che ridisegnò i rapporti tra il Regno delle Due Sicilie e la Gran Bretagna.
E la produzione? Continuò a crescere. Fino a raggiungere le 395.000 tonnellate nel 1882 — più di ventisei volte il volume del 1830.
Un’isola che quasi nessuno associa a potenza industriale aveva tenuto in scacco l’impero più potente del mondo per una materia prima che oggi non sapremmo nemmeno nominare.
In breve:
La Sicilia controllava il 90% della produzione mondiale di zolfo per gran parte dell’Ottocento
Nel 1838 un monopolio borbonico scatenò una crisi diplomatica con la Gran Bretagna, sfioranando il conflitto armato nel Mediterraneo
La produzione siciliana passò da 15.000 tonnellate nel 1830 a 395.000 nel 1882, rendendo l’isola una potenza industriale ignorata dalla storia