
A 97 anni, quasi completamente cieco, era già sulla breccia mentre i soldati giovani esitavano sotto le mura di Costantinopoli.
Fu lui a prendere il gonfalone di San Marco e a issarlo per primo sulle difese bizantine. Da solo. Con la flotta veneziana che aspettava di capire cosa fare.
Si chiamava Enrico Dandolo. Doge di Venezia. E quella mattina del 1204 era l’uomo più pericoloso del mondo cristiano.
Era diventato doge nel 1192, a 85 anni — già cieco, già anziano. Il Senato veneziano lo aveva scelto comunque. O forse proprio per questo: un uomo che non aveva più niente da perdere è un uomo difficile da fermare.
La vista l’aveva persa anni prima, durante un’ambasceria proprio a Costantinopoli. Aveva contraddetto l’imperatore bizantino. E qualcuno gliel’aveva fatta pagare.
Cronisti dell’epoca, come Goffredo di Villehardouin, lo descrissero così: “Gli occhi del suo viso erano belli. Ma non ci vedeva — per una ferita ricevuta alla testa.”
Non era un generale che comandava da lontano. Quando i crociati si bloccarono davanti alle mura, fu Dandolo a issare personalmente il gonfalone di San Marco sulle difese bizantine, trascinando i suoi uomini all’assalto. A 97 anni. Sulla galea di testa.
La città più potente del mondo cristiano cadde. E il vecchio doge cieco ne fu l’architetto militare e strategico.
Morì l’anno dopo, nel maggio 1205, a 98 anni. A Costantinopoli. Da vincitore.
E fu sepolto nella galleria del matroneo della basilica di Santa Sofia — tra i posti riservati alla famiglia imperiale bizantina. Primo e unico uomo ad ottenere quell’onore.
Un veneziano, cieco, di quasi un secolo, sepolto nel cuore dell’impero che aveva abbattuto.
In breve:
Enrico Dandolo guidò la conquista di Costantinopoli nel 1204 a circa 97 anni, quasi completamente cieco.
Divenne doge di Venezia a 85 anni nel 1192, dopo aver perso la vista durante un’ambasceria proprio a Costantinopoli.
Morì nel 1205 a 98 anni e fu sepolto a Santa Sofia, tra i posti riservati alla famiglia imperiale bizantina — primo e unico uomo a ricevere quell’onore.