
Catania fu cancellata dalla mappa nel 476 a.C. Non dall’Etna. Da un uomo.
Ierone I, tiranno di Siracusa, non voleva conquistare Catania. Voleva che smettesse di esistere.
Nel 476 a.C. deportò l’intera popolazione — i Catanesi di origine calcidese — a Leontinoi, l’attuale Lentini. La città fu svuotata. Non era una guerra, era una cancellazione amministrativa.
Dopodiché la ripopolò da zero: 5.000 coloni dal Peloponneso, 5.000 da Siracusa. Diecimila persone nuove in una città pulita di ogni memoria precedente. La ribattezzò Aitna — come il vulcano — e la dichiarò sua creazione personale.
Era così convinto di aver fatto qualcosa di immortale che ingaggiò i due più grandi nomi della cultura greca per celebrarla. Pindaro scrisse l’Olimpica I per la sua vittoria con la quadriga nel 476 a.C. Eschilo compose Le Etnee — una tragedia intera, oggi perduta — in onore della nuova città.
Due geni assunti come ufficio stampa di una deportazione.
Ierone morì nel 466 a.C. Era convinto di lasciare un’eredità. Lasciò invece un vuoto di potere.
Nel 461 a.C. — quindici anni dopo la deportazione — i Catanesi tornarono. Cacciarono i coloni dorici. Ripresero le case, le strade, i terreni. Rimisero il nome: Katane.
Niente monumenti, niente trattati. Solo una città che si riprese quello che era suo.
Il tiranno aveva commissionato poesie per l’eternità. La città che voleva cancellare sopravvisse a lui di secoli.
In breve:
Nel 476 a.C. Ierone I svuotò Catania, deportò i suoi abitanti a Leontinoi e la rinominò Aitna con 10.000 nuovi coloni
Commissionò a Pindaro e Eschilo opere celebrative della nuova città
Nel 461 a.C., dopo la sua morte, i Catanesi tornarono e rimisero il nome Katane