
Ieri sera a DiMartedì abbiamo assistito a una lezione di igiene mentale. Da una parte Giuseppe Conte, dati alla mano e calma olimpica; dall’altra Alessandro Sallusti, il megafono del sistema che prova a fare il fenomeno e finisce asfaltato come un vialetto di periferia.
Il capolavoro? Quando si è parlato di Superbonus. Sallusti provava a recitare lo spartito del “buco di bilancio”, ma Conte – con un sorriso che valeva più di mille parole – ha tirato fuori i vecchi articoli firmati proprio dal Direttore.
“Direttore, ma come? Prima scriveva che il Superbonus era geniale, il motore dell’economia, e ora è un disastro? Cos’è successo, le hanno cambiato il copione in redazione o ha perso la memoria?”
Sallusti muto. Imbarazzante. Una figura che definire meschina è un complimento. Vedere un giornalista che rinnega se stesso pur di compiacere il padrone di turno è lo spettacolo più triste di questa stagione politica.
Conte non lo ha solo smentito, lo ha ridotto al silenzio ricordandogli che la coerenza non è un optional:
“Vede Sallusti, la differenza tra noi è che io rispondo ai cittadini e ai fatti, lei risponde a un’agenda politica che ha l’allergia alla verità.”
Game, set, match. Ieri sera la maschera è caduta. Definitivamente.