
A Oristano, su un promontorio che puoi raggiungere in macchina, ci sono 5.000 urne con dentro resti di neonati.
Sepolte dai Fenici a partire dal 650 a.C. Ritrovate. E per decenni interpretate nel modo sbagliato.
Il posto si chiama Tharros, sul promontorio del Sinis. I Fenici ci fondarono una colonia commerciale attiva, ma ci costruirono anche qualcosa che non ha paralleli in nessun altro popolo del Mediterraneo antico: un tophet.
Un tophet è un santuario di cremazione. Le urne vengono deposte in terra, una accanto all’altra, per secoli. A Tharros hanno iniziato a farlo intorno alla metà del VII secolo a.C. e non si sono fermati.
Quando gli archeologi le hanno aperte, dentro hanno trovato ossa di neonati e resti di animali. La conclusione immediata — quella che ha dominato per decenni — era ovvia: sacrifici rituali. Bambini offerti agli dèi dalla cultura fenicio-punica.
Si sbagliavano.
Gli studi più recenti, tra cui quelli di Bruno D’Andrea dell’École française de Rome, hanno ribaltato quella lettura. Le analisi osteologiche mostrano bambini morti per cause naturali: nati morti, morti nelle prime ore, nelle prime settimane. Non uccisi. Semplicemente perduti, come succedeva spesso nel mondo antico, quando la mortalità infantile era altissima.
La cerimonia del tophet, nella cultura fenicio-punica, era riservata proprio a loro. I più piccoli, quelli che non avevano ancora attraversato la soglia della vita sociale, venivano affidati agli dèi attraverso la cremazione e deposti nel santuario. Era un rito di passaggio al contrario: non per celebrare chi entrava nella comunità, ma per accompagnare chi non ci sarebbe mai entrato.
Aspetta, perché qui la scala diventa vertiginosa.
Queste pratiche erano esclusive della cultura fenicio-punica. Nessun altro popolo del Mediterraneo antico ha lasciato qualcosa di simile. E Tharros, con le sue 5.000 urne concentrate in un unico sito, è uno dei tophet più densi mai trovati nell’intero Occidente antico.
Non una città qualunque. Non un sito qualunque. Un luogo dove per secoli i genitori fenici portavano i loro figli morti e li affidavano alla terra con un rito che nessun altro popolo coevo aveva mai concepito.
Quello che sembrava un orrore si è rivelato un lutto. E quel promontorio in provincia di Oristano custodisce ancora quasi tutto, sotto la superficie.
In breve:
A Tharros (Oristano) i Fenici seppellirono oltre 5.000 urne con neonati a partire dal 650 a.C.
Per decenni interpretato come sacrificio di massa, oggi la scienza lo riconosce come cimitero rituale per bambini morti naturalmente
Pratica esclusiva della cultura fenicio-punica, senza paralleli in nessun altro popolo del Mediterraneo antico