
PERÒ È SEMPRE COLPA DEGLI ALTRI
“Tra gli ebrei della capitale ci sono cento picchiatori”.
Attacchi al centro sociale della “rossa” Garbatella e agli studenti di Monteverde, pestaggi senza colpevoli e targhe vandalizzate “Può scapparci il morto”
C’è “un centinaio di picchiatori” tra gli ebrei romani, gente “che sa picchiare, a volte agisce spontaneamente e a volte in modo più organizzato”, ragiona un investigatore. Dall’interno della Comunità li ridimensionano a 40, qualcuno a “25 psicopatici, che hanno memoria se non della violenza politica degli anni di piombo almeno degli anni Novanta”, quando nel 1992 gli ebrei chiusero a suon di botte la sede dei neofascisti di Movimento Politico in via Domodossola. Sono ambulanti, artisti, commercianti, tassisti e anche ragazzi delle scuole ebraiche e universitari. Qualche ultrà dell’Olimpico, più romanisti che laziali. Polizia e carabinieri sembrano conoscerli uno per uno.
Anche nella Comunità sono preoccupati, almeno in privato. A Roma la tensione è alta e non svanirà solo per il primo accordo su Gaza. “Se non facciamo tutti un passo indietro c’è il rischio che ci scappi il morto” è la frase che ti senti ripetere. Gli ebrei sono spaventati, si sentono “stuprati sui muri di Roma” per dirla con uno di loro che più moderato non si può, ora anche intimiditi e indispettiti dalle manifestazioni oceaniche per i palestinesi. Senz’altro tendono a vedere l’antisemitismo pure dove non c’è, spesso in buona fede. E allora, come si dice a Roma, chi mena per primo mena due volte.
Questo centinaio di esagitati l’abbiamo visto il 25 aprile del 2024 a Porta San Paolo, luogo storico della Resistenza romana dove ogni anno c’è tensione perché un pezzo della sinistra non vuole gli ebrei, troppo legati a Israele. Arrivarono in trecento, lanci di bombe carta e di scatole di legumi (piene) sui manifestanti, grida feroci tipo “ti devono stuprare come a Gaza” rivolti alle ragazze pro palestinesi, almeno un paio di armi improprie (un martello) sequestrati. Quest’anno per fortuna la Questura ha separato le due manifestazioni. Qualche giorno dopo, il 7 maggio 2024, alla Sapienza vicino alla facoltà di Fisica hanno vandalizzato la targa in memoria di Sufian Tayeh, rettore dell’Università islamica di Gaza, ucciso in un bombardamento: identificati dalla polizia dieci appartenenti alla Comunità, tra i 20 e i 24 anni.
Gira da giorni un elenco di fatti e fatterelli per lo più non gravissimi, attribuiti con certezza variabile a persone della Comunità. Si conclude col noto episodio del 2 ottobre al liceo artistico Caravillani, che ha l’ingresso in comune con una sinagoga a Monteverde, quartiere a forte presenza ebraica. I ragazzi gridano “free Palestine” e venti adulti, che sono al Tempio Beth Michael in un giorno per noi feriale per lo Yom Kippur, vanno ad affrontarli, poi addirittura tornano all’uscita: insulti alle ragazze, “puttana”, spintoni e manate, perfino una ciocca di capelli strappata a un ragazzino peraltro ebreo. Poi le scuse di Riccardo Pacifici, ex presidente della Comunità, che non sarà un capo militare ma è un punto di riferimento dell’ala oltranzista. Il giorno stesso tocca ad Andrea, uno dei Medici per Gaza, aggredito da tre persone non identificate dopo un’iniziativa pro palestinese allo Spallanzani. È al Portuense, che confina con Monteverde e Marconi dove pure gli ebrei sono tanti – è tutto relativo, gli ebrei sono sempre pochi – e dove sulla saracinesca del panificio kosher di uno di loro è poi comparsa la scritta “ebrei di merda bruciate tutti”. Chissà chi l’ha fatta, ci saranno antisemiti anche a sinistra, ma a Roma i fascisti non mancano.