
Il governo israeliano ha pagato lui, Brad Parscale, l’uomo che ha costruito la macchina digitale di Trump, per fare in modo che ChatGPT, Gemini e Claude rispondano in modo favorevole a Israele quando qualcuno fa domande sul conflitto.
Il contratto vale 9 milioni di dollari, è depositato ufficialmente presso il Dipartimento di Giustizia americano e prevede la creazione di nove siti web progettati per sembrare istituti di ricerca.
Lo scopo è farli acquisire dai modelli AI come fonti affidabili, con tecniche di Generative Engine Optimization.
Ma non sono qui per parlare dell’assurdità della notizia e non voglio parlare di Israele o Parscale in quanto tali.
Il nodo è qui il meccanismo. Perché questo caso è il primo a emergere pubblicamente, documentato, con i contratti, ma quanti altri ce ne sono di cui sappiamo ancora poco?
Da avvocato che lavora ogni giorno con le implicazioni pratiche di queste tecnologie, mi preoccupa una cosa in particolare: le persone si fidano dell’AI come se fosse neutrale.
Come se fosse un dizionario.
Invece un sistema AI risponde in base a quello che ha imparato, e quello che ha imparato dipende da chi ha scritto le fonti, con quali soldi e con quali obiettivi.
La disinformazione istituzionalizzata probabilmente esiste da sempre. Ma prima dovevi comprare uno spazio pubblicitario o convincere un giornalista. Adesso puoi comprare la risposta di un chatbot, in modo che sembri un dato di fatto invece che una posizione.
E tutta questa storia è qualcosa che dobbiamo metterci bene in testa.
Chi usa strumenti AI per informarsi, per prendere decisioni, per fare ricerca professionale, deve sapere che quello che riceve non è la realtà.
È una versione della realtà, costruita da fonti che qualcuno ha scelto, che possono addirittura in alcuni casi arrivare ad essere finanziate da qualcuno con un interesse.
Mettere in discussione l’AI, capire come funziona, chiedersi chi ha scritto le sue fonti, è il nuovo alfabetismo.
Dovremmo portarlo nelle scuole, dovremmo imporlo a tutti. Farlo studiare, fare dei test di ammissione, degli esami di comprensione.
Forse dovremmo subordinare l’uso del web all’ottenimeno di un patentino di alfabetizzazione digitale.