
Un ladro pistoiese rubò la reliquia più sacra di Prato — e la cecità lo riportò dritto davanti alla chiesa da cui era fuggito.
Nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1312, Giovanni di Ser Landetto — detto Musciattino — entra nel Duomo di Prato, ruba la Sacra Cintola e sparisce nel buio. Obiettivo: portare la reliquia a Pistoia, la città rivale. Piano quasi perfetto.
Quasi.
Secondo la cronaca medievale, subito dopo il furto Musciattino diventa cieco. Si perde nel buio, gira in tondo — e senza saperlo torna alle porte dello stesso Duomo da cui era scappato. Inizia a gridare ai canonici di aprire. Credeva di essere a Pistoia.
I canonici aprono. La reliquia è ancora nelle sue mani.
Aspetta. Perché questa storia non finisce con un arresto.
La giustizia medievale pratese non fu misericordiosa. Musciattino venne legato a un asino e trascinato fino in piazza, davanti al Duomo. Lì, di fronte alla cittadinanza, gli furono mozzate entrambe le mani.
Non era finita.
Dopo l’amputazione, fu portato al greto del fiume Bisenzio e bruciato vivo. Il corpo fu gettato nel fiume.
Spoiler finale: la tradizione vuole che una delle mani recise sia stata scagliata con violenza contro il muro della chiesa, lasciando un’impronta di sangue sullo stipite del Duomo. Un segno che i pratesi indicano ancora oggi come prova della vicenda — a 712 anni di distanza.
Pistoia non si è mai ripresa dal colpo diplomatico. Prato ha costruito intorno a questa storia un’identità civile che dura ancora.
Un uomo cieco che torna sul luogo del crimine con la refurtiva in mano. La punizione più brutale che il Medioevo potesse offrire. E un’impronta sul muro che nessuno ha mai cancellato.
In breve:
Nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1312, il chierico pistoiese Musciattino rubò la Sacra Cintola dal Duomo di Prato
Secondo la cronaca, divenne cieco e tornò senza saperlo davanti allo stesso Duomo, dove fu catturato con la reliquia in mano
La punizione fu l’amputazione delle mani in piazza e il rogo sul Bisenzio; la tradizione vuole che un’impronta di sangue sia ancora visibile sullo stipite del Duomo