Il gatto Putin << Putin sembra procedere col freno tirato. Senza dare il colpo definitivo all’Ucraina. Anzi, lasciandola respirare, tanto da subire e sopportare gli attacchi di storni di droni forniti a Kiev dagli europei. Attendismo che preoccupa, molto, chi a Mosca vorrebbe un’accelerazione. Per dare una spallata definitiva al regime di Zelensky. E chiudere la partita. Il ragionamento dello Zar, però, è politico, non militare. E da politico, Putin sta sfruttando al massimo questo momento. Certo, non forza la mano in Ucraina, anche se il suo esercito procede a conquistare sistematicamente territorio. Ed ha, ormai, di fatto acquisito il controllo di quasi tutto il Donbas. Tuttavia non forza. Per non attrarre l’attenzione, attualmente distratta sul Golfo Persico. E, al tempo stesso, per sfruttare al massimo, sotto il profilo economico, la situazione. Telefona a Trump. Che, al di là delle altisonanti dichiarazioni di facciata, si trova nelle peste. Infognato nella guerra con l’Iran, dalla quale non sa come uscire. E Putin si propone, amichevolmente, come mediatore di pace. Non che ci creda davvero, certo. Ma è un bel gesto, da statista amante della pace. E, così, segna un ulteriore punto a suo favore. Intanto il blocco del petrolio russo da parte degli europei sta crollando. Di fronte alla realtà. E la Russia sta riprendendo alla grande, anche se in silenzio, le esportazioni. Ha cominciato, ufficialmente, la Spagna. E ora stanno arrivando tutti gli altri. Uno alla volta. Sarebbe ora che anche l’Italia si svegliasse, e che qualcuna la facesse finita con le smancerie con Zelensky. Che, detto chiaro, è ormai solo un terrorista. E un morto che cammina. Putin sta alla finestra. E se la ride. Di quel povero scemo di Zelensky. Dei pagliacci europei. Di Trump. Attende come fa il gatto col topo. Agirà in Ucraina appena sarà il momento opportuno. Che, ormai, si avvicina rapidamente