
Alle 13:00 Trump ha sparato un nuovo colpo di avvertimento, dichiarando che gli Stati Uniti avrebbero imposto sanzioni alla Cina per aver continuato a comprare petrolio iraniano. Il messaggio era schietto: smettere di finanziare Teheran attraverso l’acquisto di energia, o affrontare le conseguenze.
Ma solo dieci minuti dopo, Pechino rispose con aperta sfida. La Cina ha respinto definitivamente la minaccia di Washington, dicendo che non riconosce le sanzioni statunitensi sul petrolio iraniano e non ha alcuna intenzione di obbedirle. Pechino ha chiarito che il suo commercio di energia con Teheran è basato su accordi propri, non sull’approvazione americana.
La risposta è stata deliberatamente dura: la Cina ha avvertito Trump di restare fuori dai suoi affari interni ed esteri, inquadrando la mossa degli Stati Uniti come interferenza, intimidazione e bullismo economico.
In effetti, lo scambio si è trasformato in uno scontro diretto di potere: Trump ha minacciato la punizione, mentre la Cina ha risposto che non si sarebbe piegata, ottemperata, né sarebbe stata dettata.