
ECOTERRORISTI “BUONI”
Dunque ricapitoliamo.
Se qualcuno colpisce infrastrutture petrolifere, provoca incendi, dispersioni, danni ambientali e rischi energetici globali, normalmente lo chiamiamo TERRORISMO.
Ma se lo fa Kiev, allora diventa “strategia militare”.
Anzi: quasi poesia geopolitica.
Il problema è che persino Associated Press, non esattamente la Pravda con il colbacco, ammette l’ovvio: gli attacchi ucraini al petrolio russo fanno rumore, producono danni locali, creano titoloni utili per i salotti occidentali… ma sul piano economico servono a poco.
Secondo AP, i redditi russi dal petrolio non crollano. Anzi, aumentano.
Perché mentre Kiev incendia raffinerie, Washington incendia il Medio Oriente. E il risultato è geniale: il prezzo del petrolio sale, e Mosca incassa di più.
Un capolavoro.
Bombardano il petrolio russo per indebolire la Russia, ma intanto il mercato premia la Russia.
È come dare fuoco alla stalla del vicino e poi scoprire che il vicino vende estintori.
E allora resta il danno vero: quello ambientale.
Fumi, incendi, inquinamento, rischio energetico, escalation.
Ma tranquilli: sono ecoterroristi buoni.
Quelli con il bollino democratico.
Quelli che se colpiscono oleodotti, raffinerie o infrastrutture energetiche non distruggono il pianeta: lo “difendono dai valori sbagliati”.
Del resto l’Occidente ha inventato anche questa categoria meravigliosa: l’inquinamento moralmente superiore.
Respiri benzene, ma democratico.
Don Chisciotte