
Odessa, 2 maggio 2014. Io non dimenticherò mai.
L’evento dimostrò molte cose, a suo tempo e a posteriori:
– l’errore russo di non stroncare sul nascere il Majdan nel novembre 2013 (lezione imparata e attuata in Bielorussia e Kazakistan)
– l’errore di non aver impiegato i servizi segreti, da Mosca, per proteggere personalità filorusse e colpire i quadri dirigenti del colpo di stato a Kiev
– la correttezza assoluta dell’annessione della Crimea nel febbraio 2014
– l’errore di non essere intervenuti immediatamente in Donbass, quando l’esercito ucraino sarebbe stato sbaragliato facilmente e si sarebbe arreso come in Crimea, ma limitandosi a (blando) appoggio politico, convogli umanitari e confine aperto per fare passare volontari per le due RP (Donetsk e Lugansk)
– l’errore di non aver sfruttato le vittorie tattiche nette del Donbass a Ilovajsk (luglio 2014) e Debaltsevo (gennaio 2015), gravi sconfitte ucraine
– l’errore di essersi appoggiati agli accordi di Minsk, quando la Merkel stessa ha pubblicamente ammesso che sono serviti a prendere tempo per armare e addestrare l’Ucraina, consentendole per molti anni di fortificarsi e complicando a dismisura il conflitto oggi
– la decisione, corretta, di dare due avvertimenti in extremis all’Ucraina: l’ammassamento di 150.000 soldati russi al confine nel dicembre 2021, e il riconoscimento delle due RP del Donbass come indipendenti, 2 giorni prima del 24 febbraio 2022, giorno dell’attacco russo
– l’errore imperdonabile di aver gestito malissimo la prima fase dell’attacco e aver ritirato le proprie postazioni dopo i colloqui di Istanbul (aprile 2014)
– l’ottusità da parte ucraina, che ha portato a non concedere l’autonomia federale alle oblasti filorusse, fare una repressione sanguinaria che ha spaccato per sempre il paese, una tentata pulizia etnica in Donbass, l’essersi fortificati per 8 anni, il non aver colto l’ultimo avvertimento russo; e infine non essersi arresi SUBITO, evitando devastazioni pari a 2 milioni e diverse centinaia di migliaia di vittime e il non capire che la guerra è PERSA e che l’armistizio sarà di una severità draconiana (“vae victis”)
– le contraddizioni interne alla Russia sono emerse ed è stato un bene, per poterle correggere e migliorare la gestione di stato e forze armate (ad esempio le truppe cecene ridimensionate, generali incapaci rimossi, cambio di tattiche, Wagner liquidata come inaffidabile politicamente, rafforzamento dell’industria interna russa e potenziamento delle alleanza internazionali consolidate)
– la Russia sa vendere male la propria immagine pubblica ma ha una linearità strategica che in paesi non occidentali è ben gradita; al contrario di un Occidente tutto belle parole e zero affidabilità
– Putin è uno dei leader storici della Russia più importanti in assoluto, e l’esito di questo conflitto deciderà la geopolitica russa per i prossimi 50-100 anni (in cosa lo si scoprirà mano a mano)
– l’Ucraina è la dimostrazione di come uno stato possa portarsi alla auto distruzione agendo contro i propri stessi interessi con ingegneria sociale e ideologica spietata e insistente
– la lezione più importante per la Russia è che i problemi vanno risolti SUBITO, appena si presentano. La prova provata è stata la facilità nel prevenire insurrezioni interne sul nascere e l’intervento facilissimo in Bielorussia e Kazakistan.
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Detto ciò, onore e memoria eterna a Vadim Papura, ragazzo per sempre, e alle tutte 53 povere vittime della Casa dei Sindacati; nonché alle 300 vittime della repressione na3ista nella città.
Dico sempre ai proUk: “L’avete voluto voi cosa c’è oggi. E sono 8 anni di arretrati”.