
Sotto Posillipo c’è un teatro romano da 2.000 posti che quasi nessuno ha mai visto.
Non è sepolto, non è crollato. È lì, incastonato nella roccia a picco sul mare, e i napoletani ci passano sopra ogni giorno senza saperlo.
Siamo nel I secolo a.C. Publio Vedio Pollione — cavaliere romano, amico personale di Augusto — decide che una casa normale non fa per lui. Compra una collina sul mare a Posillipo e ci costruisce sopra una delle ville private più grandi del mondo romano: 20 ettari tra grotte, terme, ninfei e porti privati. La chiama Pausilypon, dal greco: “sollievo dal dolore”. Era il suo posto per staccare.
Alla sua morte, intorno al 15 a.C., l’intera proprietà passa ad Augusto. L’imperatore la amplia. Diventa residenza imperiale.
E qui arriva il bello.
Per raggiungere la villa senza bagnarsi i sandali, i romani scavano nella roccia viva un tunnel di 790 metri: la Grotta di Seiano. Larga 4 metri, alta 5, con finestre aperte sul mare durante il percorso. Un’autostrada privata trafugata dentro il tufo — costruita per una villa di un singolo privato.
Spoiler: il teatro da 2.000 posti non era il pezzo forte. Era solo il punto d’arrivo di un complesso che includeva un odeion separato per gli spettacoli più intimi, sale di rappresentanza con decorazioni murali, impianti termali, ninfei e approdi privati oggi sommersi per bradisismo nel Parco Sommerso della Gaiola.
20 ettari. Sul mare. Di proprietà privata. Nel I secolo a.C.
Il parco esiste ancora. Le rovine sono lì, visitabili, accessibili dalla Discesa Coroglio attraverso lo stesso tunnel romano di 2.000 anni fa. Ma si entra solo su prenotazione, gli orari sono ridotti, e pochissimi napoletani ci sono mai stati.
Una delle ville imperiali più grandi del Mediterraneo antico è nascosta sotto uno dei quartieri più fotografati d’Italia. E quasi nessuno sa che c’è.
In breve:
Sotto Posillipo esiste un parco archeologico di 20 ettari con un teatro romano da 2.000 posti, quasi sconosciuto ai napoletani
La villa fu costruita da Publio Vedio Pollione nel I sec. a.C. e poi ereditata dall’imperatore Augusto
Per raggiungerla i romani scavarono un tunnel di 790 metri nella roccia: la Grotta di Seiano, ancora percorribile oggi