
Discutere di comunismo significa confrontarsi con circa un secolo di complessi studi umanistici e filosofici.
Non è il fascismo, nato in un quarto d’ora in bettole sordide, tra criminali e ubriaconi.
La sua teoria è magistrale… la sua pratica un disastro. Dopo le prime conquiste sociali, l’intento originario è imploso a causa di quella consueta degenerazione autocratica che, spesso, ha vanificato ogni proposito e realizzazione.
Il povero Enrico Berlinguer, in Italia, ci ha provato. Si è spinto fino a contrapporsi alla “madre Russia”, quando il suo tentativo di apertura fu percepito come un’eresia. Ecco perché il #PCI non si discute; ecco perché del comunismo in Italia non si può dire nulla di male. Perché, da Gramsci a Togliatti fino a Berlinguer, è stata solo gente perbene a tracciarne la rotta.
È ovvio che, come in ogni partito, anche al suo interno ci siano state delle nefandezze.
Ma non lo si paragoni mai al percorso dell’MSI, che ha fondato la sua ripartenza neofascista su una figura mai condannata dalle istituzioni repubblicane come Almirante o Romualdi, responsabile di eccidi, persecuzioni e coautori de “La Difesa della Razza”. L’MSI trae origine da una matrice tutta italiana e malata, lasciando in eredità una fiamma nostalgica e pericolosa che ancora arde nelle sue scorie.
Il PCI trae origine da una matrice umanistica e filosofica, trovando in Italia la sua essenza pacifica e socialista grazie al suo ultimo, grande mentore: Enrico Berlinguer. Ed è un errore imperdonabile contaminare la sua storia con la tragica parentesi delle Brigate Rosse, che nulla avevano a che spartire con il partito. “Bisogna isolare i terroristi come corpi estranei al movimento operaio”, dichiarò Berlinguer, respingendo fermamente l’idea che i brigatisti fossero dei “compagni che sbagliano”. Per lui erano “nemici della democrazia e della classe operaia”, convinto che “il terrorismo non fosse un’esasperazione della lotta di classe, bensì un tentativo reazionario di annientare le conquiste democratiche ottenute dai lavoratori”.
Dunque, ricominciamo da capo. Con consapevolezza, intelligenza, rigore storico e senza l’oscurantismo stupido della retorica reazionaria.