
C’è sempre stato qualcosa di più dietro la chitarra di Jimmy Page. Non solo talento, ma un’aura misteriosa che ha accompagnato ogni nota dei Led Zeppelin, rendendo la loro musica qualcosa di quasi rituale. Il legame tra Page e l’occulto non è mai stato un segreto. La sua fascinazione per Aleister Crowley andava ben oltre la semplice curiosità: ne studiava i testi, collezionava oggetti, ne seguiva la filosofia. Crowley, figura controversa legata a magia, simbolismo e pratiche esoteriche, rappresentava per Page una fonte di ispirazione reale, quasi una guida spirituale.
Da qui nascono anche le voci più discusse: accuse di satanismo, presunti messaggi nascosti nei dischi dei Led Zeppelin, come il celebre “My sweet Satan” che alcuni sostengono di sentire ascoltando al contrario Stairway to Heaven. Il messaggio segreto di Crowley «do what thou wilt / So mote it be» (“fai ciò che vuoi, così potrai essere”), inciso direttamente su Led Zeppelin III. Suggestione o qualcosa di più? Domande che ancora oggi restano avvolte nel mistero.
Negli anni ’70 acquistò la Boleskine House, sulle rive del lago di Loch Ness, una dimora che era appartenuta proprio a Crowley. Non una scelta casuale, ma quasi simbolica con il cimitero annesso.
La casa era già conosciuta per episodi inquietanti: morti, incendi, incidenti, racconti di presenze.
Chiunque ci abbia vissuto o lavorato ha parlato di strane sensazioni, come se quel luogo conservasse qualcosa.
Il successo dei Led Zeppelin fu immenso, quasi inspiegabile per intensità e velocità. Ma fu accompagnato da eventi difficili, tragedie e un lento sgretolarsi degli equilibri interni, fino all’allontanamento di Robert Plant e alla fine di un’epoca.
Nel frattempo, la vita di Page scivolava anche negli eccessi: droga, isolamento, un lato oscuro che sembrava riflettere le sue stesse ossessioni.
Oggi vive a Londra nella Tower House, una dimora unica progettata da William Burges. Più che una casa, un castello gotico, pieno di simboli, dettagli medievali e, secondo alcune voci, anche stanze e passaggi nascosti. Un luogo che rispecchia perfettamente la sua personalità: affascinante, complessa, indecifrabile.
Jimmy Page resta così: una leggenda del rock, ma anche una figura avvolta nel mistero. Un uomo che ha sempre camminato sul confine tra musica e qualcosa di più profondo, più oscuro.
La morte di Bonham, una tragedia avvenuta a soli 32 anni, e la morte del batterista Michael Lee del progetto Page & Plant, avvenuta anch’essa in circostanze misteriose di cui nessuno parla.
Una volta a Londra, parlando con una persona anziana in un pub, discutevamo delle strane leggende del mondo del rock.
Gli chiesi: “Ti ricordi quando dicevano che Paul McCartney era morto? La storia di ‘Paul is dead’?”
L’anziano sorrise: “Ah, sciocchezze… sì, me lo ricordo.”
Poi dissi: “E quella leggenda su Jimmy Page? Che avrebbe venduto l’anima al diavolo per suonare così e per il suo successo?”
L’uomo cambiò espressione, preoccupato.
Mi guardò serio e disse: “Ragazzo… alcune cose non sono solo voci. C’è qualcosa di realmente oscuro nella figura di Page. E parlarne troppo in giro per Londra… potrebbe anche essere pericoloso.”
Finì la mia birra e uscii dal locale, nella nebbia di una Londra fumosa. Walking side-by-side with death The devil mocks their every step, ooh The snow drives back the foot that’s slow The dogs of doom are howling more…