
Il 2 maggio del 1980 il governo Sudafricano mette al bando “Another Brick In The Wall – Part 2” dei Pink Floyd asserendo che “Il brano istiga alla violenza”
Non era il suo scopo principale, ma “Another Brick In The Wall – Part 2” dei Pink Floyd – contenuta nell’album “The Wall” del 1979 – che stava spopolando nel mondo, quando uscì divenne l’inno degli studenti di colore del Sud Africa contro l’ineguaglianza del sistema educativo nel regime di apartheid.
Apartheid, sì, ma anche molti movimenti per la libertà della popolazione di colore stavano emergendo per far sentire sempre di più la propria voce. In questo contesto avvenne la protesta degli studenti di Elsie’s River. Il video della canzone raffigura un momento della ribellione sull’assolo di Gilmour, con gli studenti che in marcia e con dei martelli distruggono la scuola.
Il governo, dopo i disordini, il 2 maggio del 1980 decise di vietare quel simbolo di ribellione.
La protesta nel sobborgo nero di Cape Town portò alla morte di alcuni 15enni, colpiti da proiettili della Polizia.
Una inquietudine giovanile di Roger Waters che, dopo decenni, rimane attuale, anzi attualissima. Il muro d’incomunicabilità che separa Pink dai suoi simili è la barriera invisibile ma efficacissima che divide popoli e religioni.