
Arrivo alla riunione con dieci minuti di anticipo, che per me significa due cose: o il mondo sta finendo, oppure ho finalmente accettato che gli altri esseri umani non sono programmati per seguire il mio ritmo. Entro nella sala conferenze come si entra in un acquario pieno di pesci depressi: con un misto di pietà e fastidio. Il collega della contabilità sta già parlando da solo davanti al proiettore spento, come un predicatore che ha perso la fede ma non l’abitudine. «Oggi dobbiamo prendere decisioni importanti», dice, senza accorgersi che lo sto fissando come si fissa un tostapane difettoso. «Le decisioni importanti», rispondo, «si prendono solo quando qualcuno ha il coraggio di dire la verità. E la verità è che nessuno qui sa perché siamo in questa riunione». Silenzio. Un silenzio così denso che si potrebbe tagliare con un coltello da burro, se solo qualcuno avesse l’iniziativa di portarne uno. Il direttore, un uomo che ha costruito la sua carriera sull’arte di non decidere mai nulla, tenta un sorriso diplomatico. «Barbara, forse possiamo iniziare con un giro di tavolo…» «No», lo interrompo. «I giri di tavolo li fanno i medium quando cercano di parlare con i morti. Qui siamo vivi, almeno in teoria». Il collega del marketing, che ha passato la notte a creare una presentazione piena di grafici inutili, prova a intervenire. «Io avrei preparato…» «Una diapositiva con un titolo motivazionale?» lo anticipo. «Tipo “Innovare per crescere”?» Lui annuisce, sconfitto. «Bruciala». A quel punto la riunione prende una piega inaspettata: la gente inizia a respirare. Qualcuno perfino sorride. È come se avessi aperto una finestra in una stanza chiusa da anni, lasciando entrare un po’ di ossigeno e una quantità moderata di verità. «Bene», concludo, «ora che abbiamo eliminato le illusioni, possiamo lavorare». «Su cosa?» chiede il direttore, pallido. «Su qualsiasi cosa abbia un senso. Quindi non su quello che avevate in agenda». Quando esco dalla sala, ho la stessa espressione di chi ha appena riparato un impianto elettrico senza rimanere folgorato: soddisfatta, ma consapevole che la prossima scossa è sempre dietro l’angolo.