
Per 346 anni la tomba di Dante a Ravenna era un guscio vuoto.
Chiunque si inginocchiasse davanti a quel sarcofago, dal 1519 al 1865, stava rendendo omaggio a una cassa di pietra piena d’aria. Le ossa non c’erano. E nessuno lo sapeva.
Tutto comincia nel 1519, quando Papa Leone X — Medici, fiorentino, orgoglioso — firma un ordine per rimpatriare le spoglie di Dante a Firenze. Tra i firmatari della petizione c’è anche Michelangelo, che si era candidato personalmente per costruire il monumento funebre.
Ravenna era sotto il controllo dello Stato Pontificio. Non poteva dire no al Papa.
I frati francescani trovarono un altro modo.
Di notte, in silenzio, praticarono un foro nel muro della tomba, svuotarono il sarcofago e nascosero le ossa all’interno del convento. La delegazione fiorentina arrivò, aprì la cassa, la trovò vuota e tornò a casa a mani vuote. I frati non dissero una parola.
Per 158 anni le ossa restarono nascoste senza una traccia scritta.
Nel 1677 un frate, Fra Antonio Santi, decise di mettere ordine. Ripose i resti in una cassetta di legno e incise sul coperchio: “Dantis ossa a me Fra Antonio Santi hic posita anno 1677”. Una ricevuta di consegna per i posteri, custodita in silenzio.
Aspetta: la storia non è finita.
Nel 1810 arrivano i decreti napoleonici. I conventi vengono soppressi, i frati cacciati. Prima di andarsene, nascondono la cassetta dentro il muro del chiostro francescano — il Quadrarco di Braccioforte. Nessuna nota, nessuna mappa.
Le ossa del più grande poeta italiano spariscono di nuovo.
Maggio 1865. Un muratore sta demolendo parte del muro durante lavori di ristrutturazione. Trova una cassetta di legno polverosa. La scambia per detriti e sta per lanciarla via con il resto dei calcinacci.
Un giovane di nome Anastasio Matteucci la vede in quel momento. Legge tre parole sul coperchio: “Ossa Dantis”.
Le ossa erano lì da 55 anni, a pochi metri dalla tomba vuota che il mondo intero continuava a visitare.
Dante è sepolto a Ravenna dal 1321. Per 346 di quei 700 anni, la sua tomba era una scena del crimine perfetta: tutto il dolore dei visitatori, nessun corpo.
In breve:
Dal 1519 al 1865 la tomba di Dante a Ravenna era vuota: i frati francescani avevano nascosto le ossa di notte per impedire che il Papa le portasse a Firenze
Tra i firmatari della richiesta papale c’era Michelangelo, che voleva costruire il monumento funebre
Le ossa furono ritrovate per caso nel 1865 da un giovane che lesse ‘Ossa Dantis’ su una cassetta di legno che un muratore stava per buttare via