
Xi Jinping che cita Tucidide a Donald Trump è una delle immagini contemporanee più surreali degli ultimi anni. Da una parte la diplomazia millenaria cinese, che ragiona per simboli, filosofia, riferimenti storici e pazienza strategica. Dall’altra Trump, che probabilmente pensava che Tucidide fosse un nuovo marchio di steakhouse texana o un giocatore serbo della NBA.
Per capirci: la “trappola di Tucidide” è la teoria secondo cui, quando una potenza emergente minaccia di sostituire quella dominante, il rischio di guerra diventa quasi inevitabile. Tucidide lo scriveva raccontando il conflitto tra Sparta e Atene: “Fu l’ascesa di Atene e la paura che questo provocò a Sparta a rendere la guerra inevitabile”. Oggi il parallelismo è evidente: Cina in ascesa, Stati Uniti potenza dominante in paranoia strategica.
Ora immaginate Xi che, con tono confuciano e aria da mandarino imperiale, spiega il concetto durante il vertice. E Trump che ascolta annuendo serio per dieci secondi, prima di chiedere se “Tucidide” abbia votato repubblicano o se produca dazi migliori di quelli cinesi.
La scena è metafisica. Xi parla di equilibrio storico delle civiltà, Trump pensa agli hamburger, ai coyote da mitragliare al confine e ai post su Truth Social scritti come messaggi inviati alle tre di notte dopo sei lattine di Diet Coke: “KISS MY A#S!!!”.
Ed è questa la vera fotografia dell’Occidente contemporaneo. La Cina che usa i classici greci per discutere di equilibrio multipolare. Gli Stati Uniti che rispondono con meme, minacce commerciali e slogan da wrestling.