
Ci ha pensato ancora una volta lui, sempre lui, Pedro Sánchez, a difendere un ragazzo di diciotto anni dagli attacchi di un governo straniero.
Perché è questo che è successo. Lamine Yamal, durante la festa per la vittoria della Liga spagnola, ha sventolato per qualche secondo una bandiera della Palestina. Tutto qui.
E per questo due ministri del governo israeliano hanno pensato di metterlo alla gogna.
Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, ha detto che chi sceglie di identificarsi con il terrorismo non si stupisca se gli israeliani lo disprezzano.
Israel Katz, ministro della Difesa, lo ha accusato di “incitare all’odio” e ha chiesto persino al Barça di prendere pubblicamente le distanze.
Ma ci ha pensato Pedro Sánchez a rispondere. E lo ha fatto come meglio non avrebbe potuto:
“Chi considera che sventolare la bandiera di uno Stato sia ‘istigazione all’odio’ o ha perso la testa, o è stato accecato dalla propria infamia.
Lamine ha solo espresso la solidarietà verso la Palestina, solidarietà che milioni di spagnoli sentono. Un motivo in più per essere orgogliosi di lui”.
Oggi un governo straniero insulta un diciottenne spagnolo e ancora una volta è Sánchez a mettersi in mezzo.
Per questo, come tante altre volte, siamo dalla sua parte