
LO ZIO BERNIE FA PAURA ANCHE IN ITALIA
Mi auguro che Michele Serra, scenda dalla sua amaca dorata e ci spieghi perchè La Repubblica ha ciccato clamorosamente la “rockstar” Sanders, come qualche giornale ha scritto ?
Così per tutti gli abituali lettori del giornale di Elkan, una lettura di penitenza : l’articolo del Manifesto.
Così vi avvicinate un pochino alla realtà , in attesa della prossima minchiata di Molinari o Rampini.
“Possiamo fare meglio, dobbiamo fare meglio e insieme faremo meglio»: esperto oratore, in piedi davanti al pulpito che è la postura che più gli si confà dopo decenni di politica a contatto con gli elettori – lui direbbe la working class – e mesi on the road per il suo “Fight the Oligarchy tour” iniziato subito dopo l’elezione di Donald Trump, il senatore Bernie Sanders inizia il suo incontro con il pubblico al Salone del Libro di Torino con un piccolo comizio. In cui rispolvera una scintilla di internazionalismo di sinistra, nella lotta che accomuna tutto il mondo, quella contro gli oligarchi.
SANDERS RIPRENDE I TEMI e i numeri del suo libro appena uscito per Chiarelettere – Contro l’oligarchia appunto: «A livello globale, l’1% ai vertici guadagna di più del 95%» delle persone meno abbienti. Un dato che ci riguarda tutti e che trova negli Stati uniti – dove vivono e operano le principali persone più ricche al mondo – la sua manifestazione più lampante e crudele: «Il solo Elon Musk ha accumulato più ricchezza del 53% dei nuclei familiari più poveri messi insieme».
Il 95% delle aziende Usa, inoltre, sono controllate in maggioranza dai fondi di investimento di sole quattro società di Wall Street, e così i media: «Il 90% delle notizie che gli americani leggono o vedono sono in mano a quattro grandi conglomerati». Fra questi, l’impero degli Ellison che, dopo aver acquisito Paramount e con essa Cbs, si appresta a controllare anche di Warner Brothers e l’affiliata Cnn.
Sanders, fra gli applausi, cita anche l’Italia, dove «79 miliardari si sono arricchiti di 54 miliardi complessivi solo l’anno scorso». I 1.900 posti dell’auditorium (intitolato per ironia della sorte a Gianni Agnelli) sono tutti occupati: Sanders è accolto come una rockstar – in fila ci si mette molto in anticipo rispetto all’incontro, e c’è chi corre per andare in bagno, per non perdere il posto e la possibilità di occupare una poltroncina più vicina al volto più riconoscibile della sinistra americana, che entra sul palco sulle note del canto Power to the People.
ANCHE IN ITALIA Sanders – 84enne senatore del Vermont in parlamento da 35 anni – dà prova del suo appeal sulle generazioni più giovani, le stesse che hanno sostenuto con passione le sue due corse alla nomination democratica: ovunque ci sono volti giovani e giovanissimi, la netta maggioranza del pubblico accorso ad ascoltarlo. E che acclama il suo lungo intervento sull’intelligenza artificiale, tema che Sanders riconosce come una delle più grandi sfide per l’umanità. «Che i capitalisti abbiano sempre puntato a diventare ancora più ricchi, a indebolire i sindacati, non è niente di nuovo – dice – . Ma ora ci troviamo davanti a qualcosa di nuovo con questi oligarchi tech. Molti di loro si considerano alla stregua dei monarchi che nel 19esimo secolo avevate qui in Europa: pensano di avere il diritto di regnare. Lo dicono apertamente: non crediamo nella democrazia».
Il senatore dice di essere in Europa anche per portare un messaggio: «Le convinzioni e le azioni di Trump nei confronti dell’Europa non rappresentano in alcun modo la posizione della maggioranza del popolo americano». E, aggiunge, l’odio del presidente Usa e degli oligarchi nei confronti dell’Europa è proprio da ricercarsi nel sistema di leggi che nel Vecchio continente «garantisce alle persone l’assistenza sanitaria, l’assistenza sociale, che vuole regolamentare l’Ia».
«Non credo – aggiunge a proposito della nuova tecnologia – che ci sia sufficiente consapevolezza del suo potenziale di avviare una trasformazione della società 100 volte più rapido e radicale della rivoluzione industriale. Quando parliamo di Ia e robotica dobbiamo guardare a chi produce e spinge queste tecnologie: un piccolo numero di persone fra le più ricche al mondo. Pensiamo che si preoccupino in alcun modo dell’impatto che avrà sulla classe lavoratrice?».
IL PROBLEMA, sostiene, è che «in Usa a queste persone è concesso di spendere quanto vogliono per sostenere i loro candidati alle elezioni», così come «per ostacolare» coloro che vogliono mettere un argine al loro potere. È così, dice, che «il partito democratico ha smesso di essere il partito della working class».
Uno dei nomi da lui citati che riscuote una delle ovazioni più grandi è quello del sindaco di New York Zohran Mamdani: «In quanto movimento progressista combattiamo due guerre. La prima per sconfiggere il trumpismo in tutti i suoi aspetti. La seconda è la riforma del partito democratico perché non rappresenti più l’interesse delle corporation». Secondo Sanders l’elezione di Mamdani, ottenuta «lavorando insieme», indica la via per il futuro: «Ha sfidato l’establishment democratico, quello repubblicano, gli oligarchi di New York, ha creato un movimento dal basso di oltre 100.000 persone che facevano campagna elettorale porta a porta».
La lezione – afferma – è che «se la working class lavora insieme, tutti i soldi del mondo non potranno fermarci».