
Visto che i nostri media e certa gente si impegnano nel girare le frittate, ogni tanto è d’uopo razzolare coi rinfreschi di memoria.
Il 22 febbraio 2014 il presidente Viktor Janukovyč democraticamente eletto e alla guida dell’Ucraina dal 25 febbraio 2010, fuggì da Kiev affermando di essere vittima di un golpe.
Vorrei ricordare la differenza che intercorre fra le parole “rivoluzione” e “golpe”.
Una rivoluzione è la presa violenta del potere da parte di un popolo, il golpe è la presa violenta del potere da parte di una minoranza, spesso sostenuto da forze esterne, ciò che in questo caso venne definito dall’occidente “rivoluzione di Euromaidan”.
Con Euromaidan si descrive la violenta presa di potere a Kiev della fazione occidentalista di estrema destra, dopo molti giorni di manifestazioni e scontri con le fazioni pro Russia e la polizia.
I morti civili furono molti fra cui 42 persone che bruciarono vive nella casa dei sindacati di Odessa.
Odessa era una delle città che più si erano ribellate al golpe, insieme al Donbass e la Crimea che chiesero aiuto alla Russia.
Quindi la Russia invase militarmente la Crimea per poi indire il 16 marzo 2014 un referendum per l’annessione. Il voto vide la vittoria del “Sì” con oltre il 95%. Naturalmente l’occidente non ne riconobbe la legittimità.
Da quel momento iniziava la guerra fra Kiev e il Donbass appoggiato dai russi non belligeranti.
Una guerra fratricida durata otto anni con fuga dalla Patria da ambo le fazioni di chi se lo poteva permettere, mentre i miserabili rimanevano per crepare sotto le bombe o essere costretti a combattere. Una guerra dove morì il giornalista Andrea Rocchelli, a seguito di un colpo di mortaio di Kiev.
Per otto anni di guerra civile, l’Europa fece incontri e accordi con la Russia (Minsk 1 e 2) esclusivamente per prendere tempo e accumulare eserciti e mezzi militari sul confine russo (confessione della Merkel e Hollande).
Nel 2022 i russi entravano in guerra a fianco dei belligeranti del Donbass, quella guerra che va avanti ancora oggi.