
Giorgia Meloni oggi parla di “trattamento inammissibile” e pretende persino delle scuse dal governo israeliano. Ed è giusto farlo. Meglio tardi che mai. Ma resta impossibile non pensare al fatto che ci siano voluti quasi tre anni di silenzi, ambiguità e complicità diplomatiche prima di vedere una presa di posizione netta davanti a immagini che il mondo intero ha trovato disumane.
Perché ciò che si è visto ad Ashdod è qualcosa che dovrebbe indignare chiunque abbia ancora un minimo di coscienza democratica: persone bendate, ammanettate, costrette in ginocchio, trascinate a terra e umiliate pubblicamente da un ministro come Itamar Ben-Gvir che ride, provoca e parla degli attivisti come fossero animali da esibire. Una scena intollerabile, indegna di qualsiasi Stato che continui a definirsi democratico.
E mentre per mesi si è fatto finta di non vedere persino davanti a una carneficina che ha devastato Gaza, oggi perfino gli alleati storici di Israele iniziano a prendere le distanze. Non per improvviso coraggio, ma perché il governo di Benjamin Netanyahu e i suoi ministri estremisti stanno superando ogni limite politico, morale e umano possibile. Quando persino Netanyahu è costretto a prendere le distanze da Ben-Gvir per salvare la faccia internazionale di Israele, significa che qualcosa si è spezzato definitivamente.
In tutto questo, ancora una volta, la voce più lucida e autorevole è stata quella del presidente Sergio Mattarella. Definire “incivile” quel trattamento non è solo una dichiarazione diplomatica: è il tentativo di ricordare a tutti noi che la dignità umana non può essere sospesa in base alla nazionalità, alla bandiera o alle convenienze geopolitiche del momento.
Ed è triste dover constatare, ancora una volta, che il Quirinale sembri spesso l’ultimo vero baluardo di umanità e di equilibrio istituzionale rimasto in questo Paese.