
Nel 1789 a Caserta una fabbrica aveva già il welfare aziendale.
Mentre in tutta Europa gli operai lavoravano fino a 16 ore al giorno senza nessuna tutela, a San Leucio — collina sopra la Reggia di Caserta — Ferdinando IV di Borbone promulgava uno Statuto che sembrava scritto da qualcuno con 200 anni di anticipo.
Si chiamava “Codice Leuciano”. Cinque capitoli, 24 articoli. Una colonia di operai della seta con regole che oggi suonano quasi ovvie — ma nel Settecento erano fantascienza.
Prima cosa: istruzione obbligatoria, pubblica e gratuita. Per i maschi e per le femmine. In un’epoca in cui l’istruzione femminile era quasi ovunque inesistente o a pagamento, a San Leucio era un diritto scritto.
Seconda cosa: la giornata lavorativa era fissata a 11 ore. Non 14, non 16 — undici. E lo stipendio era uguale per uomini e donne a parità di mestiere. Il gender pay gap aveva già una soluzione normativa nel 1789, in una fabbrica di seta campana.
Aspetta, c’è di più.
La dote femminile? Abolita. Il matrimonio era libero — il sovrano stesso garantiva che nessuna famiglia potesse combinare unioni per interessi economici. E al momento delle nozze, lo Stato forniva direttamente ai coniugi una casa con acqua corrente e servizi igienici. Nel Settecento. Acqua corrente.
Per chi si ammalava o invecchiava e non poteva più lavorare, esisteva una cassa comune — un fondo di mutuo soccorso ante litteram. C’era anche una casa degli infermi con vaccinazione obbligatoria contro il vaiolo, in un’epoca in cui la vaccinazione era appena nata e quasi nessuno la imponeva.
Spoiler: anche le eredità erano divise in parti uguali tra figli maschi e femmine. In un sistema giuridico dove quasi ovunque i maschi ereditavano prima e di più.
L’obiettivo dichiarato era costruire una città intera — “Ferdinandopoli” — basata su questi principi. Una colonia industriale dove l’unico modo per distinguersi dagli altri era, cito testualmente, “esemplarità di costume ed eccellenza di mestiere”.
Non si trattava di socialismo. Non si trattava di democrazia. Ferdinando IV decideva tutto dall’alto, con un paternalismo reale molto concreto. Ma quello che scrisse era comunque un sistema — strutturato, pubblicato, stampato dalla Stamperia Reale di Napoli — con tutele che la maggior parte dei lavoratori europei non avrebbe visto per altri 150 anni.
Un re borbonico nel 1789 scrisse il diritto alla casa, la parità salariale di genere e l’istruzione obbligatoria femminile. Nello stesso anno in cui in Francia scoppiava la Rivoluzione.
In breve:
Nel 1789 Ferdinando IV di Borbone emanò lo Statuto di San Leucio (Caserta): 5 capitoli, 24 articoli che regolavano la vita della colonia serica.
Il Codice prevedeva istruzione obbligatoria gratuita per entrambi i sessi, giornata lavorativa di 11 ore, parità salariale uomo-donna, abolizione della dote, casa garantita ai coniugi con acqua corrente, cassa di assistenza per i non autosufficienti e vaccinazione obbligatoria contro il vaiolo.
L’obiettivo era costruire una città modello chiamata Ferdinandopoli, dove l’unica forma di distinzione riconosciuta era il merito professionale e la condotta — non il ceto d’origine