
Permettete due parole di commozione. Oggi l’Italia perde un gigante.
Mario Sechi è stato licenziato: non sarà più il direttore del quotidiano Libero.
Ventiquattr’ore fa era l’eroe nazionale della libertà di stampa. Minacciato dagli anarchici, messo sotto scorta e tutto il centrodestra subito in piedi a farne il martire.
Bellissimo. Peccato che oggi la sua penna l’abbiano fermata sul serio. E a impugnare le forbici è stato il suo editore in persona, Antonio Angelucci, che oltre a possedere Libero fa il deputato della Lega. Licenziato, seduta stante.
E allora, già che ci siamo, ripercorriamo insieme i momenti più alti di questo gigante del giornalismo. Perché un’eredità così non si lascia svanire nel silenzio.
Gaza, ottobre, davanti a una platea che applaude. Sechi scorre i video e le immagini della carestia e rassicura tutti: “Non ne ho visti tanti dimagriti”.
E poi aggiunge: “Israele ha vinto bene”.
Qualche giorno prima, in diretta su Rete 4, davanti alle barche cariche di cibo e medicine dirette a Gaza, Sechi tirava fuori la sua anima da ragioniere: “Spero che le barche vengano affondate, così la prossima missione dovranno rifinanziarla”.
Intanto a Libero torna Sallusti. Che Libero lo aveva già diretto. Esce, rientra, esce, rientra: quel giornale gira gli stessi tre direttori da vent’anni.
E a voler scegliere il peggiore della serie, si fa notte.