
Il Governo promette 250.000 posti di lavoro pubblico, subito. Dice che fra 6-7 anni potrà arrivare anche a un milione, forse sperando in quelli che, nel frattempo andranno in pensione. Sicuramente ci sono delle elezioni in giro, perché è ben strano uscirsene così, dopo che si è appurato che, al di là delle decine di migliaia di giovani che ogni anno scappano all’estero, quelli che restano qua trovano lavoretti coi quali non si campa. La nostra economia si è portata avanti in questi anni con la protrazione di un prestito. Ora si punta tutto sull’allargamento del debito. Mi ricorda un tale che diceva, “Ho fatto un sacco di soldi e adesso mi compro la macchina”. E a chi gli chiedeva come avesse fatto a fare i soldi, rispondeva: “Mi sono licenziato e ho preso la liquidazione”.
C’è solo una spiegazione al fatto che, con tanta povertà ufficiale, non ci sia una sollevazione popolare: la montagna di sommerso con cui la gente campa o campicchia nel paese dell’arrangiatevi. C’è tutto un mondo di evasioni, elusioni, piccole truffe, che vanno a compensare i grandi spostamenti di capitali con cui aziende e multinazionali bullizzano le persone comuni.
Ricordo quando in Veneto era di moda dire che non pagare le tasse era una forma di ribellione politica contro il governo di Roma; poi i ribelli ci sono andati a Roma, a sedersi sui comodi scranni del parlamento, e allora si è capito che l’evasione non era un gesto politico, era per farsi il patio con la palladiana.
Chi mente non crede a nessuno. Eppure mi sembra così facile contargliela su.