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Nella notte tra il 28 e il 29 maggio un drone ha colpito un condominio a Galaศi, nel sudest della Romania, ferendo due persone. Un drone Shahed russo, dicono a Bucarest. Falso, risponde Mosca. Il copione รจ noto. Ma stavolta qualcosa รจ irrevocabilmente cambiato, e i giornali e gli intellettuali organici del Partito del Riarmo fanno finta di non vederlo.
Come ogni grande guerra degli ultimi anni, anche questa si sta riorganizzando attorno al drone. Non tanto come arma accessoria, quanto come sistema gravitazionale intorno al quale si riarticolano tattiche, strategie, logistiche, catene di comando, persino il diritto internazionale. Il problema ormai non รจ piรน se un drone attraversi un confine, ma chi riesce a imporre la lettura politica dell’evento. E per anni la lettura politica l’ha imposta la NATO, con la complicitร entusiasta di premier maggiordomi, presidenti della Repubblica servili, e di un sistema mediatico che sul drone di Galaศi spalanca gli occhi mentre li teneva invece accuratamente chiusi sui crimini di guerra sistematici su vastissima scala della coalizione Epstein, da Gaza a Rafah, dall’assassinio di massa dei civili alle stragi di giornalisti e operatori umanitari.
Il caso baltico รจ rivelatore. In Lettonia due droni ucraini avevano colpito impianti petroliferi del paese, provocando la caduta del governo Silina. Le autoritร baltiche avevano scelto la formula della doppia veritร : attribuire l’episodio alle conseguenze della guerra russa, evitando di mettere al centro la macroscopica responsabilitร operativa ucraina. Bugia di Stato, accettata senza un battito di ciglia dalla stampa atlantista. Von der Leyen e Metsola hanno trasformato droni ucraini fuori controllo in prova della “minaccia russa”. Analisi Difesa, uno dei pochi siti che ancora pratica il giornalismo, ha chiamato questa performance con il nome che merita: un circo. La stessa von der Leyen che ha strillato per i 4 morti dell’attacco russo di rappresaglia ha omesso sistematicamente – in buona compagnia con la quasi totalitร delle testate occidentali – perfino di nominare la strage di Starobelsk, le decine di studenti massacrati da Kiev stessa. Tre ondate, con 16 droni che hanno colpito tutti lo stesso sito. Non era dunque unโincidente, ma unโorribile, criminale e deliberata provocazione. Per Ursula tutto in regola.
Ma la Russia ha smesso di recitare la parte dell’osservatore paziente. La NATO non รจ piรน il “retroterra” del conflitto: รจ corridoio di attacco, supervisore AI, fornitore di targeting strategico, belligerante a tutti gli effetti, tranne che nel nome. Se Mosca metterร in chiaro che lo spazio baltico รจ diventato un canale operativo per le incursioni ucraine, potrebbe reagire con strumenti coerenti con la sua tradizione di pressione graduata, fino a incidenti speculari utili a inviare un messaggio senza oltrepassare formalmente la soglia della guerra aperta con l’Alleanza. E dopo Galaศi, quel momento si รจ avvicinato ulteriormente.
Il costo di questo processo lo ha pagato finora l’Ucraina, in modo catastrofico soprattutto a partire dal 2014: quasi dimezzata la popolazione, emarginato qualsiasi corpo intermedio che volesse preservare il vecchio tessuto plurale post-sovietico, il nucleo statale trasformato in una piattaforma militare specializzata nella guerra alla Russia. La Zelenskosfera รจ di fatto una “super-Gladio”: struttura sostenuta da flussi di denaro internazionali, solidarietร burocratiche e reti organizzative consolidate, capace di sopravvivere persino alla distruzione dello Stato che formalmente la ospita. Un modello parassitario e iper-corrotto presentato come resistenza eroica. In realtร : il laboratorio della nuova forma di riorganizzazione militare dell’Europa. Per questo parlo spesso, a ragion veduta, di ucrainizzazione dell’Europa.
E ora quel laboratorio vuole espandersi. Intere classi politiche europee stanno sacrificando sicurezza energetica, manifatture decennali, diritti costituzionali, bilanci sociali sull’altare dell’avventurismo militare. La Germania, che dopo la Guerra Fredda aveva ottenuto fondi europei per riconvertire la sua industria militare al civile, sta facendo esattamente il percorso inverso, trascinando il continente con sรฉ. Merz, Von der Leyen, Kallas: un triumvirato – o triumvirago – che non conosce, o finge di non conoscere, cosa significhi il superamento della soglia nucleare.
C’รจ poi una lezione che nessuno di questi personaggi sembra aver metabolizzato: quella dell’Iran. Quando una potenza percepisce una minaccia esistenziale, non esistono piรน basi militari tabรน. Non esiste piรน “suolo alleato” che tenga. Gli attacchi iraniani hanno dimostrato che la dottrina della risposta asimmetrica puรฒ colpire dove e come vuole, aggirando ogni sistema di deterrenza pensato per un’altra epoca. Applicare questa lezione alla Russia – una potenza nucleare con capacitร vettoriali enormemente superiori – significa capire che l’escalation non รจ una scacchiera su cui si muovono pedine controllabili. ร un piano inclinato verso l’abisso.
Jeffrey Sachs ha scritto al cancelliere Merz elencando tre decenni di errori: l’allargamento della NATO, il sostegno alla classe dirigente che ha marginalizzato metร della popolazione politica ucraina, i negoziati di Minsk truccati e usati solo per riarmare Kiev. La sua conclusione: il tempo si รจ consumato per intero. Chi puรฒ fermare la guerra adesso รจ la Germania, ma proprio la Germania รจ quella che la vuole di piรน. L’unica speranza, per Sachs, รจ che la prospettiva di uno scontro abbastanza traumatico faccia scattare un freno d’emergenza prima che non esista piรน nessun freno da azionare.
Per questo invito tutti a firmare la proposta di legge volta a trasformare la Repubblica italiana in un paese neutrale che rifiuta gli automatismi che potrebbero incenerirlo.
Nel frattempo i droni volano. Su Galaศi, sul Baltico, sulla coscienza narcotizzata di un continente che ha delegato il suo futuro a maggiordomi che ignorano la storia, la geografia, e i veri rapporti di forza