
Caro Francesco De Gregori,
se tu provi “imbarazzo” quando un uomo di spettacolo “si schiera in maniera netta su questioni internazionali”, io lo provo quando un cantautore come te, che ha fatto dell’impegno politico la sua cifra, non lo fa quando gli viene chiesto, anche indirettamente, di esporsi su uno sterminio e su una guerra.
Non sul vincitore del Grande Fratello Vip, su uno sterminio e su una guerra.
Se hai scritto “Generale”, Bufalo Bill”, “Pablo” e tanti altri capolavori che per anni abbiamo intonato anche nelle piazze, non puoi metterti sullo stesso piano di chi deve il suo successo a “Cicale”, con tutto il rispetto per la virologa Heather Parisi.
Il maligno dubbio che sorge spontaneo, è che dietro questa tua inedita neutralità e su questa tua critica a chi invece si schiera, vi siano altri interessi. Ovviamente spero che non sia così.
Quando si parla di arte, scindo sempre l’artista dall’uomo che c’è dietro l’artista, quindi il mio giudizio sulla tua opera resta intatto.
Però, nel mio piccolo, continuerò a stare dalla parte di chi ruba nei supermercati e non da quella di chi li ha costruiti, rubando.