
28 MAGGIO 1980: IL SANGUE DEL FASCISMO DAVANTI A UNA SCUOLA
Il 28 maggio di 46 anni fa, a Roma, la violenza neofascista colpiva al cuore lo Stato. Davanti ai cancelli del Liceo Giulio Cesare, in Corso Trieste, veniva barbaramente assassinato il Vice Brigadiere della Polizia di Stato Francesco Evangelista, per tutti “Serpico”. Aveva solo 37 anni, una moglie e due figli.
A compiere l’agguato fu un commando spietato dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari): Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Giorgio Vale, Gilberto Cavallini e Luigi Ciavardini.
I nomi di questi assassini non nascono dal nulla. Prima delle armi e della clandestinità terroristica, la loro militanza ha radici precise: vengono tutti dalle file del Movimento Sociale Italiano (MSI), cresciuti nelle sezioni del partito di Via Acca Larentia e della Balduina. Una filiera della violenza nera che dalle sedi istituzionali della destra passava direttamente al terrorismo di piazza, armando la mano di giovani fanatici contro i servitori della democrazia.
Quella mattina, “Serpico” stava solo proteggendo la sicurezza dei ragazzi e della scuola. È stato freddato per la sola colpa di indossare una divisa, vittima di un disegno eversivo che voleva incendiare il Paese.
Ricordare Francesco Evangelista oggi significa fare memoria attiva, chiamando le cose con il loro nome. Il terrorismo nero non è stato una “follia isolata”, ma il braccio armato e violento di una precisa matrice politica neofascista che non possiamo e non dobbiamo dimenticare.
Onore al Vice Brigadiere Evangelista, Medaglia d’Oro al Valor Civile