
Zerocalcare è uno dei fumettisti più amati d’Italia. Michele Rech, romano, da anni mette la critica sociale al centro di tutto quello che disegna.
L’ultima si chiama Due Spicci: miniserie animata, otto episodi, su Netflix dal 27 maggio. Racconta la precarietà del lavoro.
Poi, dal mondo dell’animazione, arrivano segnalazioni anonime proprio sulla sua opera: sei euro l’ora, ritmi pesanti.
Apriti cielo. Maurizio Gasparri si scopre paladino dei lavoratori, presenta un’interrogazione al Ministero, porta il caso in Parlamento. Lo stesso Gasparri che al salario minimo, in aula, ha sempre alzato la mano per dire no.
Dietro di lui, in fila ordinata, tutti i soliti mestatori d’odio. Bersaglio: uno dei pochi autori italiani che quei diritti li mette al centro di ogni cosa che disegna.
Il piano era uno: incastrare Zerocalcare. Farlo passare per il padroncino ipocrita che predica bene e razzola male.
Poi Zerocalcare ha preso il telefono e ha risposto. In romanesco, di pancia. E li ha smontati come meglio non poteva:
“Ciao, questo è un video serio. Scusate, ma so’ tre giorni che leggo titoli che dicono che io non ho pagato, che ho sfruttato chi ha lavorato alla serie Due Spicci. Mò, mi pare abbastanza evidente che io sono l’autore della serie, vuol dire che io faccio la parte creativa, scrivo la storia, disegno i personaggi, doppio le voci, non so io che assumo, decido o pago chi lavora alla produzione.
Per inciso, io non ho proprio accesso a quelle informazioni sul budget, sui contratti… Non sono manco interno agli ambiti di discussione degli animatori, tipo i forum.
Io, le due o tre volte che ho incontrato qualcuno allo studio loro, nessuno mi ha mai esposto una lamentela o detto che stavo a lavorare in una situazione critica. In realtà da fuori mi pareva una situazione caruccia e entusiasta, per ditte.
Ma io non è che so scemo. È ovvio che nei settori dove te fanno i contratti per un progetto alla volta è molto difficile far valere i propri diritti e organizzare vertenze o mobilitazioni. Perché giustamente uno c’ha paura che se passa per quello che pianta le grane, dopo non lo richiamano a lavorare al progetto dopo.
Ma proprio per questo, scusate, a me pare assurdo, se è vera tutta la situazione descritta nelle stories, che nessuno ha mai pensato di scrivermi e di chiedermi una mano. Ao, ma metti che è tutto vero e che questi non potevano scioperà, a me mi dispiace che non hanno pensato che io potevo essere un alleato, perché magari invece potevo essere proprio io che sollevava la questione e dicevo «regà, no, così non si può fa».
Solo io non è che so telepatico se nessuno mi dice che c’è sta’ un problema, ma io che caz*o ne so.
Peraltro non penso di essere una persona particolarmente inaccessibile, a me mi contatta qualsiasi stronzo per la sagra da sarciccia bituminosa, pure gli animatori stessi una volta mi hanno contattato, quando il comune ha chiuso la loro sede de vita e quindi chi ci lavorava dovevano andare a fare tutto da casa oppure andare a Firenze che sta’ lontana. Questi mi hanno scritto e io mi sono messo a disposizione e gli ho detto, ao, famo un incontro pubblico a Pisa che metta al centro quella vertenza, così se ne parla in città. Poi sono loro che non mi hanno più risposto.
Ma mò, scusate, ma io davvero mi sono accollato qualsiasi causa in questi anni. Quando c’è stato bisogno ho pure fatto saltare il banco litigando con tutti. Sono diventato la caricatura delle cause perse di questo paese. Ma mò, figurati se non lo facevo per una cosa che c’ha addosso il nome mio.
Dopodiché io forse sono del novecento ma per me funziona che famo una riunione, mi spieghi e poi decidiamo come agire. Se adesso io mi trovo una mattina che invece devo commentare una serie di accuse da un carosello di stories anonime su Instagram mai sentite prima, con chi mi dice sì è vero, altri che mi dicono no ma io ci ho lavorato benissimo, il tutto strumentalizzato dagli sciacalli che mi accollano a me, si fanno le pippe perché così possono fare cento articoli che mi rompono il caz*o e con Gasparri che fa il giustiziere in Parlamento e poi vota contro il salario minimo. Ma come caz*o si fa così? Scusate eh!
Detto questo, al di là del rosicamento mio, molte delle cose che ho letto comunque sono questioni reali che riguardano tutto il settore dell’animazione, anzi in realtà tutto il mercato del lavoro, perché non è che le partite IVA ce l’hanno soltanto gli animatori. Comunque io penso che è giusto che queste istanze vengano discusse e portate intorno al tavolo.
Io francamente non ho proprio idea di qual è la soluzione, se provare a strutturare un osservatorio sulle condizioni del lavoro nel settore, oppure creare una forma di rating sui salari in modo che fai una specie di albo delle produzioni virtuose e quelle di mer*a, così pure gli autori possono scegliere con chi collaborare e con chi no in piena consapevolezza.
Ma io non so manco se sta roba che dico è fattibile perché ovviamente il dato surreale di tutta sta discussione è che io non so né un animatore né un produttore quindi non c’ho proprio gli strumenti per far proposte valide su sta roba.
Però c’è una cosa effettivamente che è vera in tutto sto delirio: è che io sono comunque parte di ‘sta filiera produttiva come qualsiasi autore, quindi penso che è giusto che pure noi si mettiamo a disposizione per contribuire all’iniziativa che servono ad affrontare ‘sti problemi. Lo dico sperando che si accolli pure qualcun altro, perché mi pare che agli altri nessuno gli chiede mai un caz*o, ecco.
Se riusciamo a fare una cosa tipo questa, magari per una volta, su uso strumentale del nome mio sparato dappertutto, magari porta pure a una cosa buona. E se no, boh”