
Viviamo in un’epoca di merda, diciamolo.
Un’epoca in cui se sbagli un pronome o guardi male un gabbiano vegano, vieni crocifisso sulla pubblica piazza del web da un’orda di disagiati con la foto profilo in trend, le bandierine nella bio e la morale a gettoni.
E in questa palude di finti santi e coscienze in bioplastica, la figura di Padre Pizarro partorita dalla mente aliena e lisergica di Corrado Guzzanti, si staglia come un gigantesco, monolitico dito medio rivolto al cielo.
In un paese che ride di tutto ma capisce di poco, Corrado resta l’anomalia intelligente.
Ridi, poi spegni la tv, ci pensi su…
e ti accorgi che ha sempre ragione. Sempre.
Un algoritmo satirico in anticipo di vent’anni sul resto del Paese.
Padre Pizarro non è un prete, ma l’Amministratore Delegato del più antico brand del mondo.
Mentre noi ci inventiamo battaglie spirituali da tastiera, lui gestisce i dogmi come se fossero le scartoffie del catasto e i peccatori come fastidiosi insetti che ronzano attorno al banchetto del potere vaticano.
Guzzanti, ultimo vero profeta in una nazione di cantautori depressi e influencer, con Padre Pizarro che è l’anello di congiunzione tra la metafisica e il capitalismo selvaggio, svela l’ipocrisia non solo delle istituzioni, ma nostra. Che ci spacciano per laici emancipati, inclusivi, eco-friendly, ma sotto sotto, e manco troppo sotto, siamo sempre in cerca di qualcuno che ci assolva a buon mercato.
Con lo sguardo annoiato di chi ha già visto tutto da millenni e quell’arroganza da marchese del Grillo ci ricorda mentre ci affanniamo a lucidarci l’ego con i filtri bellezza, un’unica, brutale, meravigliosa regola universale che governa il mondo dall’età della pietra fino all’era dell’intelligenza artificiale
…Nun semo un cazzo!