
Aiace non impazzisce quando perde le armi di Achille.
Impazzisce dopo, quando capisce che ha perso.
Il Giudizio delle Armi Γ¨ una scena che Omero non racconta, i capi achei si riuniscono dopo la morte di Achille per decidere a chi spettano le sue armi, la sua armatura divina forgiata da Efesto, lo scudo con il mondo inciso sopra.
Ci sono due candidati.
Aiace, che sul campo di Troia ha trascinato il corpo di Achille fuori dalla mischia mentre tutti fuggivano, che per ore ha tenuto i Troiani lontani dal cadavere del piΓΉ grande guerriero greco, che ha fatto con il suo corpo quello che solo un uomo senza paura poteva fare.
Ulisse, che in quella stessa battaglia era presente, che ha anche combattuto e che poi soprattutto ha parlato.
Il dibattito lo racconta Ovidio nelle Metamorfosi.
Aiace parla come un soldato: elenca fatti, cita le battaglie, misura le ferite.
Ulisse parla come un avvocato: costruisce una narrativa, si lavora la platea, trasforma ogni debolezza in virtΓΉ e ogni virtΓΉ di Aiace in un limite.
Quando Aiace dice che lui era lì con il corpo, Ulisse risponde che lui era altrove a fare cose più importanti.
Quando Aiace dice che le armi spettano a chi le sa usare in battaglia, Ulisse risponde che le armi di Achille meritano qualcuno che le sappia valorizzare anche fuori dalla battaglia.
I giudici votano per Ulisse.
Ulisse ridefinisce i criteri, sposta la domanda da “chi ha fatto di piΓΉ” a “chi Γ¨ piΓΉ adatto”.
Una volta spostata la domanda, Aiace ha giΓ perso, perchΓ© Aiace in quel registro non ci sa stare.
Aiace perde le armi, ma quello che lo distrugge Γ¨ il momento in cui capisce come le ha perse.
Il mondo premia chi sa parlare di un lavoro meglio di chi quel lavoro lo fa lo fa.
Lui lo ha scoperto tardi e davanti a una giuria.
Poi arriva la follia.
Sofocle non descrive una follia che cresce a poco a poco. Atena colpisce Aiace con quella che i Greci chiamavano αΌΟΞ·: un accecamento inviato dagli dΓ¨i.
La sua rabbia Γ¨ reale, il desiderio di vendetta Γ¨ reale, ma la realtΓ che vede non lo Γ¨ piΓΉ.
Crede di uccidere Ulisse, Agamennone, Menelao, invece massacra animali.
Uccide arieti credendoli generali, lega un montone credendolo Ulisse, lo tortura, lo interroga, finchΓ© all’alba la follia passa.
Aiace torna lucido in mezzo ai cadaveri degli animali, vede quello che ha fatto e capisce tutto.
Riconosce la sconfitta, viene travolto dalla vergogna, da quello che adesso dirΓ l’esercito, da quello che farΓ ridere Ulisse, da quello che resterΓ del suo nome.
Tecmessa, la sua compagna, lo trova così, gli parla, gli chiede di restare, gli mette davanti il figlio piccolo.
Aiace la ascolta, poi cita il verso: “Γ proprio di un uomo nobile o tacere o dire cose opportune.”
Si allontana verso la riva, dice che vuole purificarsi, seppellire le armi, fare pace.
Mente, fa una cosa che non gli appartiene: mentire. Lo fa per proteggere chi gli vuole bene dalla scena che sta per compiere.
Sulla riva pianta la spada nella sabbia e ci cade sopra.
La spada Γ¨ quella di Ettore, il re troiano gliela aveva donata dopo il loro duello, in segno di rispetto tra due nemici che si erano riconosciuti.
Uno dei pochi gesti di onore puro che Aiace aveva ricevuto in tutta la guerra, e veniva dal nemico.
Il coro di Sofocle osserva che quella spada era sempre stata nemica ad Aiace.
Ettore lo ha ucciso da morto.
Ma si puΓ² leggere diversamente: Aiace sceglie quella spada perchΓ© Γ¨ l’unica che gli Γ¨ stata data senza secondi fini.
Sofocle non assolve e non condanna, scrive la storia di un uomo che non sa piegarsi e che conosce e paga il costo di questa rigiditΓ .
Aiace ragiona, valuta, decide, sa che potrebbe vivere ma sceglie di non farlo perchΓ© quello che resterebbe non sarebbe riconoscibile come parte essenziale della sua vita.
Un uomo che ha perso le armi di Achille, che ha massacrato le greggi nella notte, che incontra ogni mattina Ulisse e lo guarda negli occhi.
C’Γ¨ un ultimo atto, Agamennone vuole lasciare il cadavere insepolto, una punizione estrema nel mondo antico.
Γ Ulisse a opporsi, dice che Aiace era il piΓΉ grande guerriero dopo Achille, che la sua morte merita rispetto e ottiene la sepoltura.
Ulisse che riconosce Aiace quando Aiace non puΓ² piΓΉ sentirlo.
Concludendo, chiunque abbia tenuto una posizione e l’abbia persa contro qualcuno che sapeva descriverla meglio conosce questo meccanismo.
Sofocle perΓ² non ci dice chi aveva ragione.
Ci mostra soltanto un uomo che credeva che fosse il valore a parlare per lui e il momento esatto in cui scopre che non era così.
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