
Io non so cosa mi sia preso oggi. Forse la chiesa. Forse Cinzia. Forse Alberto con le sue frasi da ingegnere zen. O forse… forse Antonella.
Sì. È sempre Antonella.
Torno a casa. Apro la porta. La chiudo. Mi appoggio con la schiena. Respiro. Male.
Mi guardo intorno. Il mio appartamento sembra quello di uno che vive da solo e male. C’è una sedia con sopra dei vestiti. Un tavolo con sopra altri vestiti. Un divano con sopra vestiti che non so di chi siano.
Mi siedo. Mi alzo. Mi risiedo. Mi rialzo.
Poi mi viene un’idea. Un’idea brutta. Un’idea enorme. Un’idea che solo un uomo disperato può avere.
Devo fare un voto.
Sì. Un voto. Una promessa solenne. Un giuramento. Una cosa che se la dico ad alta voce, magari il cielo mi ascolta. O magari mi fulmina. Ma almeno succede qualcosa.
Mi metto in ginocchio. Sul tappeto. Che è sporco. Ma non importa. L’amore è più forte della polvere.
«Antonella…» dico. Poi mi correggo. «Dio…» Poi mi ricorreggo. «Chiunque stia ascoltando…» Poi mi arrendo. «Ok, basta. Parlo da solo.»
Mi schiarisco la voce. E parto.
«Io, Federico… faccio un voto.» Silenzio. Drammatico. Potente. Ridicolo.
«Da oggi…» Mi fermo. Penso. Riparto.
«Da oggi… rinuncio a qualcosa. Qualcosa di grande. Qualcosa di importante. Qualcosa che dimostri il mio amore per Antonella.»
Guardo il soffitto. Non mi risponde. Stronzo.
«Rinuncio…» Penso. Penso troppo. Penso male.
«Rinuncio… alla pizza.»
Mi blocco. Mi viene da piangere. È troppo. È troppo anche per me.
«No, ok, non alla pizza. Non posso. È disumano.»
Riparto.
«Rinuncio… al gelato.» Mi viene un crampo allo stomaco. «No, neanche al gelato. È estate. Non posso.»
Riparto di nuovo.
«Rinuncio… alle patatine fritte.» Mi viene la nausea. «No. No. No. Non posso. È contro natura.»
Mi alzo. Cammino. Mi siedo. Mi rialzo.
Poi… l’illuminazione.
«Rinuncio… a lamentarmi.»
Silenzio. Silenzio totale. Silenzio cosmico.
Mi siedo. Mi copro la faccia. Mi dico: Federico, sei un genio.
Poi mi dico: Federico, sei un idiota.
Poi riparto.
«Da oggi… per conquistare Antonella… io non mi lamenterò più. Mai più. Mai. Mai. Mai.»
Mi sento forte. Mi sento puro. Mi sento… Mi squilla il telefono.
È Cristiano.
Rispondo.
«Oh Fede, tutto bene?» «Sì.» «Sicuro?» «Sì.» «Perché hai la voce strana?» «Sto bene.» «Hai pianto?» «NO.» «Sicuro?» «SÌ.» «Ok. Comunque Antonella oggi ha detto che—» «NON MI INTERESSA.» «Come non ti interessa?» «NON MI LAMENTO PIÙ.» «Che?» «HO FATTO UN VOTO.» «Federico… sei scemo?» «FORSE.»
Chiudo la chiamata. Mi sdraio sul divano. Guardo il soffitto. Sorrido.
Non lamentarsi. Semplice. Facile. Possibile.
Poi mi cade un cuscino in faccia.
E dico: «Ma porca—»
Mi blocco. Mi mordo la lingua. Mi rialzo.
E penso:
Ok. Sarà più difficile del previsto.