
A 11 anni, in Italia, non finiva solo la quinta: per tanti cominciava la divisione dei destini.
C’era chi prendeva la strada della scuola media, con l’idea di arrivare al liceo e magari all’università. E c’era chi veniva indirizzato all’avviamento professionale, pensato per entrare prima nel mondo del lavoro.
Il punto è questo: non era solo una scelta di studio, era spesso una scelta di famiglia e di ceto. Figli di operai e contadini, più degli altri, finivano presto su un binario che lasciava poco spazio ai ripensamenti.
Poi nel 1962 arriva la scuola media unica: stessa base per tutti, obbligo fino ai 14 anni, meno separatezza e più possibilità di restare insieme più a lungo. Una riforma semplice da dire, ma enorme nella vita vera.
Per molti italiani quel cambiamento non passò dai libri di storia, ma dai pranzi di casa: da un giorno all’altro, il futuro di un ragazzo non sembrava più già deciso a tavola.