
“Gli italiani non hanno il senso della Storia, ma della Storiella.
Facendo un certo sforzo, riescono a prendere in considerazione la microstoria, ma da queste visioni parziali e minute non riescono a ricostruire la grande visione generale…
L’unica storia che l’italiano conosce veramente, e a fondo, è quella del gioco del calcio…
Per la Storia invece è un’altra storia.
Perché la Storia comporta l’uso critico della memoria e gli italiani essenzialmente tendono ad essere smemorati o ad avere la memoria corta. Se la Storia è veramente magistra vitae, gli italiani non hanno mai frequentato quella scuola…
L’italiano corre sempre in soccorso del vincitore, diceva Ennio Flaiano. Ma questo non è esatto, l’italiano non corre in soccorso di un vincitore chicchessia, sceglie accuratamente su quale carro trionfale saltare all’ultimo minuto.
E la scelta è dettata quasi sempre da una precisa domanda: che cosa me ne viene in tasca?
Insomma, nella decisione dell’accodarsi prevale sempre il particulare…
All’italiano non importa capire a fondo il senso di ciò che gli viene detto da un balcone, da un palco, gli basta restare incantato dal suono delle parole…
E l’italiano crede alle promesse, anche quelle che si dimostrano irrealizzabili al lume del senso comune, che ogni politico venditore di fumo è pronto a elargirgli. Dentro di sé è convinto che quel politico non sarà mai in grado di realizzare tutto ciò che promette, ma è altrettanto convinto che se quel politico riuscirà a portare a compimento solo una parte di quello che ha promesso, lui personalmente ne riceverà grossi benefici.”
Andrea Camilleri, “Come la penso”, 2013