
Tre colpi di pistola. Roberto Pereira, mandante dell’omicidio di Che Guevara, viene freddato. A sparare, è Monika Ertl.
Monika è una ragazza tedesca. Suo padre, Hans Ertl, scappa in Bolivia con la famiglia. Perchè? È un nazista.
Un propagandista di regime che fugge per non subire una gogna pubblica.
Ironia della sorte, sua figlia avrebbe vendicato il più grande rivoluzionario e guerrigliero comunista della storia.
Monika, infatti, conosce la popolazione locale boliviana. Vedendo la loro condizione di povertà estrema, decide di diventare un’attivista. E diventa una radicale guerrigliera.
Negli anni ’60 si unisce all’ELN, l’Esercito di Liberazione Nazionale, fondato da Che Guevara in Bolivia. Assume il nome da battaglia “Imilla”.
Scopre che Che Guevara è stato fatto catturare, torturare e uccidere da Roberto Quintanilla Pereira, ufficiale dei servizi segreti boliviani.
Monika, allora, giura di vendicare il Che.
Hans sa che la figlia è diventata una guerrigliera marxista. Monika inizia ad usare la fattoria del padre, “La Dolorida”, come nascondiglio e base per i guerriglieri.
L’uomo lo scopre, e la caccia di casa. È l’ultima volta in cui si vedono.
Il giorno che consacra Monika è il 1° aprile 1971. La donna si introduce al consolato boliviano di Amburgo, fingendo di essere una nobile in cerca di un visto.
Riesce a intrufolarsi nell’ufficio di Pereira. Il tempo di estrarre la pistola, e il boliviano muore, ucciso da 3 colpi.
Ad aiutare Monika ed a fornirle la pistola è un insospettabile personaggio nostrano: Feltrinelli, il famoso editore.
Sul cadavere di Pereira, “Imilla” lascia un biglietto. Un messaggio. “Victoria o muerte”.
Monika riesce a fuggire, continua le sue battaglie. Ma nel 1973, viene catturata dagli agenti boliviani. E torturata, proprio come il Che.
A soli 35 anni, viene uccisa.
La storia di Monika è sicuramente tragica. Ma curiosa.
La figlia di un nazista che vendica il più grande rivoluzionario comunista.